14 ottobre 2019
Aggiornato 03:00
Dopo i dati dell'Istat

Lavoro, Landini: «Il governo dica la verità: la situazione è difficile»

Secondo il segretario della Fiom servono piani straordinari di investimenti pubblici e privati

ROMA (askanews) - Per il segretario della Fiom, Maurizio Landini, e per la responsabile del mercato del lavoro della segreteria regionale della Cgil, Orietta Olivo, non ci sono dubbi. La ripresa non c'é e la situazione dei lavoratori è sempre più precaria.

Landini: Ma quale ottimismo? Il governo mente
«Non riesco a vedere tutto questo ottimismo, è assurdo che su questi temi si facciano messaggi alla nazione, anche perchè il numero dei disoccupati rimane stabile», ha detto Maurizio Landini, segretario della Fiom, a "Parallelo Italia" su Rai3. «Bisogna dire la verità - ha aggiunto - e cioè che siamo di fronte a una situazione difficile. Il problema non è vendere fumo ma discutere e decidere come si fa a dare lavoro a 3,5 milioni di di disoccupati. Non c'è bisogno di Jobs Act ma di piani straordinari di investimenti pubblici e privati e cambiare le politiche europee che ci stiamo mettendo in ginocchio».

Cgil: La ripresa non c'é
I dati trimestrali dell'Istat confermano purtroppo che una ripresa occupazionale non c'è. In particolare in Friuli Venezia Giulia, dove l'andamento tendenziale rispetto al 2014 è addirittura negativo. Numeri alla mano, infatti, il secondo trimestre si è chiuso con un saldo negativo di 5.000 posti rispetto allo stesso periodo del 2014: 497.000 occupati contro i 502.000 registrati lo scorso anno. Considerato che anche il primo tirmestre si era chiuso con un saldo negativo (di 3.500 posti), nella prima metà del 2015 il dato medio di occupati è inferiore di oltre 4.000 unità a quello dello scorso anno.

Orietta Olivo: I lavoratori ora sono più deboli e ricattabili
«Di positivo - commenta Orietta Olivo, responsabile mercato del lavoro della segreteria regionale - c'è un recupero congiunturale di quasi 6.000 posti rispetto al picco negativo di 491.500 occupati del primo trimestre, ma non va dimenticato che i posti persi rispetto ai valori pre-crisi sono quasi 25mila e che non ci sono ancora segnali di ripresa». Quanto alla ripresa delle assunzioni a tempo indeterminato certificata dai dati del Governo, la Cgil resta prudente, «perché il dato - dichiara ancora Olivo - va valutato nel medio periodo ed è sicuramente anche il frutto di una trasformazione di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, di per sé positiva, ma tutta legata agli esoneri contributivi introdotti da quest'anno e con una disciplina del tempo indeterminato fortemente indebolita dal nuovo articolo 18, che rende i lavoratori più deboli e ricattabili».