19 novembre 2019
Aggiornato 14:30
Per finanziare un progetto della Caritas

Al via i mondiali di calcetto a Expo

Sono iniziati ieri i mondiali di calcio a cinque tra le squadre composte dallo staff dei padiglioni di Expo. Si tratta di una raccolta fondi della Caritas per finanziare un progetto dedicato alle donne rifugiate in Libano

MILANO (askanews) - Partono domani sera, domenica 23 agosto, i mondiali di calcio a cinque tra le squadre composte dallo staff dei padiglioni di Expo. E subito l'iniziativa diventa benefica. Caritas ha accettato l'invito degli organizzatori del torneo di collocare una teca all'interno del campetto, per tutta la durata del torneo, per una raccolta di fondi destinata a un progetto per le donne migranti e rifugiate in Libano.

Un progetto Caritas per aiutare le donne migranti
Caritas propone ogni giorno messaggi forti a Expo, primo fra tutti l'importanza di dividere per moltiplicare e ridare dignità alla persona; proprio per questo ha voluto rendere solidale questo momento di svago, per non dimenticarsi di coloro che soffrono. Quanto sarà raccolto durante il mondiale di calcetto finanzierà il progetto «Sostieni la cucina in rosa. Un aiuto alle donne rifugiate e migranti in Libano. Dona anche tu per dare nuova energia alla vita", che ha come obiettivi la ristrutturazione della cucina del rifugio di Rayfoun, il sostegno alimentare e l'organizzazione di corsi di cucina per le donne profughe in Libano.

Imparare a cucinare per tornare a vivere
In Libano più di 150.000 donne sono impiegate nei settori delle pulizie domestiche presso le famiglie libanesi e la maggior di questa forza lavoro proviene dalle Filippine, Sri Lanka, India e Africa ed è sottoposta a un sistematico sfruttamento, unito allo stigma razziale e discriminatorio e al ritiro del passaporto da parte dei datori di lavoro. Queste donne vivono in una situazione di ricatto quotidiano subendo violenze psicologiche e fisiche. All'interno dello «shelter di Rayfoun»- creato nel 2006 da Caritas Lebanon Migrant Centre -, dove queste migranti, rifugiate e profughe sono accolte, spesso con i propri figli, la cucina deve essere ristrutturata: lo spazio non è più adeguato alle nuove norme igienico-sanitarie e anche l'impiantistica, gli arredi e le attrezzature devono essere cambiati. Oltre a questo, i fondi raccolti serviranno per organizzare corsi di cucina che, in questo contesto, aiutano a creare un clima favorevole alla vita in comune. Le competenze acquisite durante questi corsi potranno infine essere utilizzate per la ricerca di lavoro, sia in Libano sia nel caso di un ritorno nei Paesi d'origine.