12 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
La contro-riforma silenziosa dell'art 18

A Bologna e a Roma vincono i lavoratori, non il Jobs Act

Qualcuno si è ribellato e ha scelto deliberatamente – in piena contrapposizione alla nuova normativa nazionale – di resuscitare l’art.18. E di esempi virtuosi in Italia ce n'é più d'uno

ROMA - Con il Jobs Act sta cambiando il mondo del lavoro. Forse in peggio, per quanto riguarda i diritti dei lavoratori. Eppure è in corso una rivoluzione silenziosa, perché diversi sono gli esempi virtuosi di chi ha scelto di andare controcorrente…

Cosa cambia con il Jobs Act
L’aspetto più importante della riforma del lavoro riguarda l’art.18  e la (ex) tutela in caso di licenziamento illegittimo. Il Jobs Act ha reso più appetibile per le imprese il contratto a tempo indeterminando, attraverso una generosa decontribuzione per i primi tre anni dall’assunzione. La nuova normativa, però, prevede la reintegra (inizialmente prevista per alcune categorie di lavoratori dall’art.18) solo in caso di licenziamenti discriminatori o manifesta infondatezza di una contestazione disciplinare. In tutti gli altri casi sarà prevista, da parte del datore di lavoro, la possibilità di licenziare il dipendente in qualsiasi momento: salvo corrispondergli un risarcimento crescente proporzionale alla sua anzianità lavorativa. Il contratto a tempo indeterminato, come esisteva un tempo, oggi non c’è più.

L’esempio virtuoso del Comune di Bologna
Eppure, qualcuno si è ribellato e ha scelto deliberatamente – in piena contrapposizione alla nuova normativa nazionale – di resuscitare l’art.18. L’esempio più recente è quello del Comune di Bologna. Dopo mesi di trattative, è stato firmato due giorni fa un accordo esemplare tra il Comune, i sindacati, i costruttori, gli industriali, le cooperative e gli artigiani allo scopo di combattere le distorsioni e i fenomeni di illegalità nella gestione degli appalti pubblici. Il sindaco, Virginio Merola, l’aveva promesso a Don Luigi Ciotti (il fondatori di Libera) e ha mantenuto la promessa: migliorare la legalità e l’efficienza nell’intricato mondo degli appalti. Ma è andato ben oltre, promuovendo un concordato tra le parti sociali che – a detta di Cisl e Cgil – ha il merito e il vanto di aver «neutralizzato il Jobs Act». Nell’accordo è stato infatti inserito l’obiettivo del «mantenimento dei diritti e delle condizioni retributive di provenienza dei lavoratori, compreso l’art.18».

Anche la Flaica Roma resuscita l’art.18 a vantaggio dei lavoratori
La regione Emilia- Romagna ha deciso di prendere a modello l’accordo raggiunto a Bologna e di estenderlo in altre città. Ma questo non è l’unico esempio virtuoso di cui siamo a conoscenza. Anche nella Capitale è successo qualcosa di simile. La Flaica Roma (Federazione Lavoratori Agro-Ind. Commercio Uniti) ha siglato un accordo con la Norma Srl (una società che gestisce in appalto i servizi di una catena di alberghi a Roma) che va controcorrente: prevede l’assunzione di 30 lavoratori a tempo indeterminato con le garanzie dell’art.18 e il mantenimento degli scatti di anzianità maturati precedentemente. Si tratta di un unicum nel settore alberghiero, dove perlopiù i lavoratori sono esternalizzati e provenienti da Agenzie di lavoro interinale, e non godono di grandi privilegi. Come riporta un articolo pubblicato su Avvenire.it, il segretario provinciale della Flaica Roma, Giancarlo Desiderati, si dice orgoglioso del risultato: «Quando il sindacato fa il sindacato i lavoratori riescono sempre a essere tutelati. Questo accordo conferma che i sindacati hanno ancora la possibilità di modificare le leggi in meglio». Standing ovation.