19 agosto 2019
Aggiornato 08:00
Petrolchimico

Abruzzo e Puglia dichiarano guerra alle trivelle nell'Adriatico

La due Regioni hanno annunciato ricorsi davanti al Tar de Lazio e alla Corte costituzionale per impedire che vengano portate avanti operazioni di ricerca e coltivazioni di idrocarburi in mare

ROMA – Le Regioni Abruzzo e Puglia dichiarano guerra alle trivelle nell'Adriatico. L'Abruzzo ha deciso di adire per vie legali passando per il Tar del Lazio e per la Consulta, mentre la Puglia ha intenzione di impugnare il decreto Sblocca Italia solo innanzi alla Corte costituzionale.

EMILIANO, TRIVELLE UCCIDONO TURISMO - «Abbiamo relazioni turistiche, commerciali e religiose con l'altra sponda dell'Adriatico che rischiano di essere compromesse dall'intensificazione della ricerca e anche, Dio non voglia, dal ritrovamento di questi giacimenti. Capisco che per qualcuno un giacimento petrolifero è come trovare dl denaro chiuso in un forziere, ma per altri può essere un danno incalcolabile, perché un mare Adriatico pieno di torri di trivellazione è un mare che turisticamente perde tutto il suo appeal», ha detto il neo presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenendo alla trasmissione Restate scomodi su Radio 1 Rai.

ADRIATICO NON E' TEXAS - «Dobbiamo avere un'idea di qual è il modello di sviluppo al quale dover fare riferimento, lo dobbiamo rendere comune a tutta l'area dell'Adriatico e dobbiamo tenere insieme non solo le tre regioni in questione ma anche Grecia, Albania e Croazia, Paesi che hanno lo stesso interesse e che devono decidere insieme. Abbiamo per questo programmi politici di 'macro regione adriatica', la chiamiamo così, stiamo investendo denaro europeo per creare connessioni politiche anche legate alle nostre tradizioni e culture, dopo di ché il modello di sviluppo è quello del Texas, cioè di trovare il petrolio, che è tutt'altra cosa rispetto alle cose sulle quali stiamo investendo, milioni e milioni di euro di denaro italiano ed europeo che mira ad un altro modello», ha sottolineato il governatore della Puglia. Nei giorni scorsi Emiliano aveva annunciato la decisione di impugnare dinanzi alla Corte costituzionale il decreto del governo riguardante le trivellazioni in mare Adriatico.

ABRUZZO RICORRE A TAR - La giunta regionale abruzzese invece, su proposta del presidente Luciano D'Alfonso, ha conferito incarico difensivo all'avvocatura regionale per la proposizione del ricorso al Tar Lazio per l'annullamento, previa sospensiva, del decreto di compatibilità ambientale n. 67 del 15 aprile scorso. Si tratta del decreto con cui il ministero del'Ambiente, ha stabilito, la compatibilità ambientale, con prescrizioni, del progetto «Variazione del programma dei lavori nell'ambito della concessione di coltivazione B.C8.LF»: attività di perforazione di nuovi pozzi di coltivazione e adeguamento degli impianti esistenti per l'ottimizzazione del recupero di idrocarburi dal giacimento offshore «Rospo Mare», presentato dalla società Edison spa e localizzato nel Mare Adriatico, al largo della costa abruzzese-molisana.

ABRUZZO CONTRO SBLOCCA ITALIA - Dopo la decisione della giunta regionale abruzzese di ricorrere alla Corte costituzionale contro gli articoli 37 e 38 del decreto legge Sblocca Italia, l'esecutivo regionale dà battaglia davanti ai giudici della Corte costituzionale e del Tar del Lazio. In giunta sono state approvate due delibere, presentate dal presidente D'Alfonso, con le quali si dà mandato all'avvocatura regionale di adire le vie legali per contestare la legittimità del decreto ministeriale, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 6 maggio scorso, con il quale si dà attuazione all'38 dello Sblocca Italia, prevedendo l'applicabilità delle disposizioni in esso contenute anche ai titoli minerari vigenti e ai procedimenti in corso.