13 novembre 2019
Aggiornato 03:00
Via Bassanini e Tempini, arrivano Costamagna e Gallia

Cassa depositi e prestiti, la svolta di Matteo Renzi

Il governo ha deciso di cambiare i vertici della Cdp, e non si tratta di un cambiamento di poco conto. Dietro la decisione dell'esecutivo, s'intravedono alcuni scenari possibili e motivazioni di natura interpersonale...

ROMA – Cambio dei vertici alla Cassa depositi e prestiti. L’era del presidente Franco Bassanini e dell’Ad Giovanni Gorno Tempini sta per concludersi molto prima del previsto e sul tavolo ci sono già i nomi dei due candidati alla loro successione.

Cambio ai vertici della Cdp
La Cassa depositi e prestiti è controllata per l’80% dal ministero dell’Economia, ed è partecipata per il 18% dalle fondazioni bancarie. Ma l’ordine è arrivato dall’alto: da Palazzo Chigi per la precisione.  Ufficialmente il mandato dell’attuale presidente e dell’Ad in carica, rispettivamente Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini, dovrebbe scadere l’anno prossimo dopo l’approvazione del bilancio del 2015. Il governo, tuttavia, intende affrettare i tempi e, nonostante le bocche cucite, ha dato notizia dell’imminente rivoluzione ai vertici della Cdp. No solo, sarebbero già noti i nomi dei probabili successori: in pole position per la residenza ci sarebbe l’ex responsabile Italia di Goldman Sachs, Claudio Costamagna. Mentre per il mandato di Ad i riflettori sono puntati sull’attuale amministratore delegato di Bnl-Bnp Paribas, Fabio Gallia.

Una strizzatina d’occhi  a Telecom?
A cosa si deve questa svolta improvvisa, di cui sabato hanno riportato notizia i giornali? Un ruolo chiave nella vicenda sembra essere stato svolto da Telecom e il nodo centrale è quello della banda larga. Già perché l’ex monopolista della rete nazionale, come si sa, teme di dover rottamare la vecchia rete in rame e il costo dell’operazione sarebbe piuttosto oneroso per Telecom. In questo senso, il tentativo della Cdp di procedere il più rapidamente possibile allo sviluppo della fibra ottica non è piaciuto naturalmente al presidente Giuseppe Recchi, tanto che tra quest’ultimo e il presidente Bassanini ci sono stati perfino accesi confronti via Twitter. Questo presunto (l’aggettivo è d’obbligo) antagonismo tra le parti potrebbe essere alla base della decisione di anticipare il cambio dei vertici della Cdp, in modo da prendere due piccioni con una fava: rilanciare l’attività imprenditoriale del paese, tramite la nomina di due banchieri d’eccezione dotati di una visione strategica in tal senso, e ammorbidire le tensioni con Telecom.         

Costamagna ringrazia (in anticipo) Matteo Renzi
Non si tratta, tuttavia, di un cambiamento di poco conto, e non va fatto passare sotto silenzio nell’epoca renziana della presunta «rottamazione» nazionale. Indicative sono le parole dello stesso Claudio Costamagna, che ringrazia - con grande anticipo a dire il vero – l’esecutivo di Matteo Renzi per la sua decisione: «Per la Cdp si tratta di una svolta importante. Il ricambio è un segnale forte da parte del governo che, come ha detto di recente il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ritiene che una strategia di riforme vada accompagnata anche da una discontinuità nelle aziende partecipate dal Tesoro. Quasi un percorso naturale, quindi. Che per Cdp si conclude in anticipo rispetto ai tempi statutari. Il mandato di Bassanini e Gorno Tempini scade infatti l’anno prossimo. Al presidente e all’amministratore delegato va dato atto di aver fatto un grande lavoro da quando hanno preso in mano la Cassa». Che la Cassa depositi e prestiti stia diventando renziana?