19 gennaio 2020
Aggiornato 09:30
Assemblea annuale Confcommercio

Sangalli: Il «problema dei problemi» è il fisco

E' la richiesta a governo e parlamento del presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli che, in occasione dell'assemblea annuale, afferma senza mezzi termini: «è ora di procedere a una riduzione generalizzata delle aliquote, senza appesantire questo tributo con intenti ridistributivi».

ROMA (askanews) - Il Paese ha bisogno di segnali positivi, di una «scossa». Se non si fa una riforma fiscale, «il problema dei problemi», non si può ripartire. E il primo passo è un'immediata riduzione dell'Irpef. E' la richiesta a governo e parlamento del presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli che, in occasione dell'assemblea annuale, afferma senza mezzi termini: «è ora di procedere a una riduzione generalizzata delle aliquote, senza appesantire questo tributo con intenti ridistributivi».
Per Sangalli bisogna ridurre la spesa pubblica, che non è solo troppo alta, ma è anche mal distribuita. E per farlo bisogna percorrere una strada a due corsie: «Quella normale, di marcia, è la lotta alle inefficienze, costante negli anni e nelle intenzioni. Quella di sorpasso riguarda, invece, la ridefinizione del perimetro della spesa pubblica. Ogni euro recuperato dal minor costo del debito pubblico - nonché dalla lotta all'evasione fiscale - va restituito ai contribuenti in regola con l'immediata riduzione delle aliquote Irpef. E non si può, invece, pensare di usare sempre la tassazione come paracadute delle inefficienze», osserva auspicando un fisco "semplice, affidabile ed equo".

Preoccupano le clausole di salvaguardia
Sangalli punta quindi l'indice sulle clausole di salvaguardia, che valgono 70 miliardi di tasse in più nel prossimo triennio, e su cui la Confcommercio ha esercitato in questi mesi «una vigilanza puntuale». «Continueremo a farlo, perché, se scattano queste clausole, addio ripresa», avverte, ricordando che «il governo ha assicurato che non verranno attivate. E noi ci crediamo. Ci vogliamo credere». Ma aggiunge: «Anche in questo caso ci rimane però un dubbio di carattere generale. Non capisco davvero perché, quando in Italia non quadrano i conti, a pagare la 'fattura' debbano essere sempre le famiglie e le imprese».
Per il presidente di Confcommercio è necessario avere «pochi tributi, semplici da pagare: un tributo per ogni livello di governo, un'imposta sui consumi coordinata in ambito europeo e un'imposta di tipo ambientale». Infine, «una seria riforma fiscale dovrebbe tener sempre presente l'accoppiata fabbisogni e costi standard».

L'esempio della TARI
Il caso della Tari è emblematico: «per questo tributo, a parità di servizi pubblici, le differenze possono toccare il rapporto di 1 a 10 tra due comunità che sono vicine, tra due comuni che sono uno a fianco all'altro. Non è ammissibile in una moderna democrazia», osserva Sangalli.
Infine, «bisogna interrompere quel circolo vizioso che porta al continuo incremento della pressione fiscale. Da un lato lo stato taglia i trasferimenti a Regioni e Comuni ma non riduce il prelievo di propria competenza. Dall'altro Regioni e Comuni per sopperire al taglio dei trasferimenti devono aumentare i tributi locali. I costi del mancato coordinamento tra livelli di governo sono interamente sostenuti dai cittadini», sottolinea.