18 settembre 2019
Aggiornato 09:30
Parola dell'assessora all'Industria, Maria Grazia Piras

Nessun tubo per la Sardegna: il metano arriverà via nave

Niente gasdotti, la metanizzazione dell'isola sarà affidata a rigassificatori e centrali di stoccaggio dislocate lungo la costa. Nei primi di giugno la giunta guidata da Francesco Pigliaru varerà il piano energetico-ambientale regionale dove è scomparsa l'ipotesi di collegare la Regione autonoma alla rete nazionale, grazie a un tubo sottomarino che sarebbe dovuto correre da Piombino a Olbia

CAGLIARI – Niente gasdotti per la Sardegna, la metanizzazione dell'isola sarà affidata a rigassificatori e centrali di stoccaggio dislocate lungo la costa. Nei primi di giugno la giunta guidata da Francesco Pigliaru varerà il piano energetico-ambientale regionale dove è scomparsa l'ipotesi di collegare la Regione autonoma alla rete nazionale, grazie a un tubo sottomarino che sarebbe dovuto correre da Piombino a Olbia. Lo ha chiarito l'assessora all’Industria, Maria Grazia Piras, che ha anche la delega all'energia.

GALSI ADDIO, FORSE - Risale a due anni fa invece l'addio all'altro progetto che prevedeva tubature offshore, il Gasdotto Algeria Sardegna (Galsi), quando nel 2014 la Regione annunciò che la sua controllata Sfirs poteva uscire dal consorzio per la sua realizzazione e cedere l'11,5 per cento di quote detenute. L'Algeria dal canto suo non ha ancora rinunciato a costruire l'infrastruttura e recentemente ha inserito il Galsi nella lista di progetti a cui ha chiesto all'Unione europea di partecipare al rilancio (il Trans-Saharan gas pipeline, Tsgp e il Desertec per la produzione di energia solare). Anche l'Italia non avrebbe accantonato del tutto l'idea: a febbraio il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in visita ad Algeri ha detto: «Siamo ancora interessati al progetto e supportiamo l'idea di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico». Un mese fa invece il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, intervistato da key4biz.it ha spiegato che il Galsi «potrebbe essere una possibilità» per ampliare le forniture energetiche europee, che verrà presa in considerazione «se le condizioni commerciali ed economiche lo consentiranno».

I RIGASSIFICATORI - Per quanto riguarda i rigassificatori in Sardegna esistono due porti che possono sin da subito far attraccare le navi gasiere: Porto Torres e Sarroch. Per costuire gli impianti ci vorrebbero circa due anni e il costo complessivo si aggirerebbe intorno ai 120 milioni di euro, che secondo i sindacalisti regionali della Chimica di Cgil, Cisl ,Uil verrebbe pagato interamente da privati che sarebbero pronti a costituire una joint venture ad hoc. Quest'idea è appoggiata dal consigliere regionale del Partito democratico, Cesare Moriconi, che in una sua interpellanza a riguardo ha citato uno studio del presidente dell’Associazione italiana economisti dell’energia (Aiee), Edgarbo Curcio, in cui è scritto che grazie al metano le famiglie, le imprese e gli enti pubblici della Regione risparmierebbero circa 500 milioni di euro l'anno.

I DEPOSITI COSTIERI - Infine c'è il capitolo dei depositi costieri. La Ivi petrolifera ha in cantiere di costruirne uno di grandi dimensioni nel porto industriale di Oristano, per stoccare dai 9 ai 12mila litri di Gas naturale liquefato (Gnl), e ha previsto un investimento di circa 50 milioni di euro. Intanto il Gnl in Sardegna è già realtà ad Arborea, dove la cooperativa Assegnatari associati arborea sarà la prima realtà industriale sarda a sfruttare il metano, grazie a un impianto realizzato da Cpl Concordia, per produrre energia termica ed elettrica. Il primo rifornimento di Gnl è arrivato lo scorso gennaio nel porto di Cagliari e il suo trasporto fino alla cisterna di stoccaggio di Arborea è stato curato dalla Polargas, che è incaricata dell'approvvigionamento.