28 febbraio 2020
Aggiornato 07:00
Il parassitismo della finanza globale minaccia l'economia reale

Cosa si nasconde dietro l'escalation dei mercati finanziari?

Solo il 17 aprile scorso i tassi del Bund a dieci anni viaggiavano allo 0,049%, mentre dieci giorni fa lo stesso titolo aveva un rendimento dello 0,7%: si è trattato di un rialzo senza precedenti per rapidità ed entità. Cosa si cela dietro l'alta volatilità dei mercati?

FRANCOFORTE – Solo una settimana fa, gli indici delle borse europee sono volati al rialzo con rapidità fulminea. Il mercato ha risposto con «esuberanza irrazionale» alle dichiarazioni di Benoit Coeuré, membro del direttorio della BCE, che aveva annunciato un aumento delle operazioni sul mercato finanziario previste nel programma del QE. L’annuncio di Coeuré non parlava esplicitamente di un aumento dei fondi a disposizione per l’acquisto dei titoli di stato (e veniva inoltre motivato facendo riferimento a una contrazione delle operazioni sul mercato in vista dei mesi estivi), ma era bastato a scatenare il tumulto sui mercati azionari.

L’esuberanza dei mercati spaventa gli economisti
Solo il 17 aprile scorso i tassi del Bund a dieci anni viaggiavano allo 0,049%, mentre dieci giorni fa lo stesso titolo aveva un rendimento dello 0,7%: si è trattato di un rialzo senza precedenti per rapidità ed entità. A far esplodere la volatilità del mercato azionario è stato il timore di un taglio della liquidità dopo l’estate, timore che potrebbe essere stato avallato proprio dalle ultime dichiarazioni del banchiere della BCE. Fatto sta che dopo un anno di graduale caduta dei tassi e dell’euro, in un solo mese sono stati bruciati tutti i guadagni generati dal QE negli ultimi due. Una circostanza che fa riflette lo stesso Benoit Coeuré: «Non sono preoccupato dal forte aumento dei tassi Bund», ha affermato, «ma dalla velocità con cui questo è avvenuto».

Il parassitismo della finanza globale aumenta il rischio di «bolle speculative»
La preoccupazione di Coeuré è alquanto giustificata, e sono in molti a ritenere che sia in corso una vera e propria escalation sui mercati finanziari: una escalation che però non riflette l’andamento dell’economia reale; ma che rischia di allontanarsene sempre più alimentando il parassitismo della finanza globale. Ciò che allarma gli economisti di ogni dove è che il rialzo dei mercati azionari non esprime affatto la salute dell’economia reale, ma riflette logiche speculative dai rischi imprevedibili. Un mercato azionario che cresce dovrebbe favorire la ripresa dell’economia e fare da volano: invece i dati usciti lo scorso 30 aprile relativi al Pil americano del primo trimestre indicano una crescita molto inferiore alle aspettative e pari allo 0,2%. Non si tratta, tuttavia, di un fenomeno circoscritto all’America o all’Europa: il carattere globale di questo parassitismo dilagante è stato rivelato anche dai dati pubblicati questa settimana sulla situazione dei mercati finanziari di Pechino. Come riporta l'articolo di Nick Beams, I broker cinesi hanno raccolto circa 14 miliardi di dollari soltanto quest’anno: più che negli ultimi tre anni messi insieme e la metà di questi soldi proviene dai mercati finanziari.

Il buy back arricchisce le aziende, ma non aiuta l’economia reale
Ma quali sono gli strumenti della speculazione finanziaria? Eccone un esempio. I rialzi azionari in questione, invece di giovare all’economia reale, recano guadagno soprattutto alle aziende attraverso la tecnica del buy back, che consiste – in sostanza -  nel riacquistare i propri titoli dopo averli immessi sul mercato. L’azienda, con quest’operazione puramente speculativa, abbassa il flottante (la quantità dei titoli messi in circolazione) facendo lievitarne il valore perché sul mercato ne è disponibile una quantità inferiore rispetto a prima. La ricchezza prodotta in questo modo, però, non ha radici reali ma puramente speculative e rischiano di generare «bolle» pericolose come quella della crisi del 2007.Contro la speculazione dilagante sui nostri mercati finanziari, dentro e fuori l’Ue, non bastano l’aumento di liquidità iniettato attraverso il QE della BCE e neppure gli annunci apparentemente rassicuranti di Benoit Coeuré, ma servono tassi di crescita positivi: un trend sostenuto dalle riforme strutturali di cui l’Europa ha davvero bisogno.