5 agosto 2021
Aggiornato 22:00
La Danimarca sospende attività Total, utilizzava prodotti non autorizzati

Studio Usa: il fracking inquina l'acqua potabile

In una ricerca pubblicata sull'organo ufficiale dell'Accademia delle Scienze americane, Pnas, è stata provata la correlazione fra la presenza di sostanze chimiche contaminanti, riconducibili all'estrazione di idrocarburi con la tecnica della fratturazione idraulica e l'inquinamento dell'acqua potabile di un pozzo idrico nei pressi di un sito estrattivo Pennsylvania

WASHINGTON – Non solo provoca terremoti: il fracking negli Stati uniti sta contaminando l'acqua che viene bevuta dalla popolazione.

IL POZZO CONTAMINATO IN PENNSYLVANIA - In uno studio pubblicato sull'organo ufficiale dell'Accademia delle Scienze americane, la rivista scientifica Pnas, è stata provata la correlazione fra la presenza di sostanze chimiche contaminanti, riconducibili all'estrazione di idrocarburi con la tecnica della fratturazione idraulica e l'inquinamento dell'acqua potabile di un pozzo idrico nei pressi di un sito estrattivo Pennsylvania. La ricerca è innovativa in quanto è una delle prime volte che viene scientificamente documentata la contaminazione di risorse idriche a uso umano con composti chimici utilizzati per fratturare il terreno ed estrarre petrolio o gas. Susan Brantley della Penn State University e co-autrice dello studio, ha commentato: «E' dimostrato che i composti chimici hanno 'viaggiato' dal sito estrattivo per oltre due chilometri fino a contaminare un pozzo d'acqua potabile». In realtà gli autori dello studio hanno spiegato che non è possibile «provare senza ambiguità» la contaminazione diretta dalle attività di fracking, aggiungendo però che si tratta dell'ipotesi più probabile. Analizzando il pozzo d'acqua gli scienziati hanno individuato piccole quantità di 2-Butossietanolo (2-BE). Si tratta di un composto utilizzato nelle attività di fracking (ma anche nell'industria dei cosmetici e dei detergenti), sospettato di essere cancerogeno in quanto ha causato l'emergere di tumori in roditori da laboratorio.

INQUINANTI FRACKING IN CATENA ALIMENTARE - Su EcoReport invece è stato pubblicato un articolo firmato da Roy L. Hales, in cui ha denunciato come le sostanze chimiche derivanti dal fracking entrino nella catena alimentare umana grazie alle attività agricole. «La trivellazione  non convenzionale crea una quantità enorme di rifiuti, alcuni dei quali vengono sparsi  sui campi degli agricoltori», ha scritto intervistando l'ex consulente energetica Jessica Ernst. Ernst ha aggiunto: «Stiamo mangiando i rifiuti delle trivellazioni e del fracking Quando trivellano pozzi orizzontali profondi, vanno a grande distanza e questo produce un sacco di rifiuti di trivellazione. Sono tossici». L'esperta ha detto di essere in possesso di documentazione in cui è provata la radioattività di alcune sostanze e che dai pozzi di fracking «fuoriescono metalli e Btex (benzene, tolulene, etilbenzene, xilene) agenti cancerogeni, più gli additivi misteriosi che le aziende si rifiutano di rivelare». Per liberarsi a poco prezzo delle scorie le compagnie scaricano i liquami contaminati nei campi «quindi, in sostanza, mangeremo i rifiuti provenienti dalla trivellazione. Gli agricoltori vengono pagati per permettere alle companies di spargere sui loro campi quel che viene detto loro che  è  un 'buon fertilizzante'» ha sottolineato Ernst.

DANIMARCA SOPSENDE IL FRACKING DI TOTAL - Intanto la Danimarca ha sospeso la sua prima concessione alle attività di ricerca per il gas di scisto, dopo aver scoperto che la Total, che si era aggiudicata il pozzo, stava utilizzando prodotti chimici «non autorizzati». Ture Falbe-Hansen, un portavoce del ministero dell'Energia danese ha spiegato: «Hanno utilizzato un prodotto che non faceva parte di quelli autorizzati», il Null Foam. Si tratta di un additivo «antischiumante» utilizzato nelle attività di fracking ma considerato pericoloso per l'ambiente. Henrik Nicolaisen, responsabile Total del progetto ha replicato dicendo che è un composto illegale, e che anzi la sua compagnia «riteneva di essere stata autorizzata a utilizzarlo, sia da parte del comune che da parte del ministero dell'Ambiente».