22 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Expo 2015

«Un terzo del cibo prodotto nel mondo finisce nella spazzatura»

E' quanto afferma la Coldiretti, in occasione della presentazione della Carta di Milano da parte del ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina.

MILANO (askanews) - Un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato, per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate che sarebbero ampiamente sufficienti a sfamare la popolazione che soffre di fame. E' quanto afferma la Coldiretti, in occasione della presentazione della Carta di Milano da parte del ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina, nel sottolineare che 805 milioni di persone (una su dieci) nel mondo non ha ancora cibo sufficiente mentre gli sprechi alimentari hanno raggiunto le 670 milioni di tonnellate nei paesi industrializzati e le 630 milioni di tonnellate in quelli in via di sviluppo.

Il 60% degli italiani con la crisi ha ridotto gli sprechi
Ogni anno, il cibo che viene prodotto, ma non consumato, utilizza - sottolinea la Coldiretti - 1,4 miliardi di ettari di terreno, quasi il 30 per cento della superficie agricola mondiale, ed è responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra. La lotta alla fame - sostiene la Coldiretti - si combatte anche intervenendo con una più attenta gestione e distribuzione della produzione agricola ed alimentare. In Italia sei cittadini su dieci (60 per cento) hanno diminuito o annullato gli sprechi domestici nel 2014, secondo una tendenza favorita dalla crisi, ma molto resta da fare con ogni italiano che ha comunque buttato nel bidone della spazzatura ben 76 chili di prodotti alimentari durante l'anno, secondo l'indagine Coldiretti/Ixe'.

Adesso va di moda anche la «doggy bag»
Tra chi ha tagliato gli sprechi - spiega la Coldiretti - il 75 per cento fa la spesa in modo più oculato, il 56 per cento utilizzando gli avanzi nel pasto successivo, il 37 riducendo le quantità acquistate, il 34 per cento guardando con più attenzione la data di scadenza e l'11 per cento donando in beneficenza. La tendenza a ridurre gli sprechi cresce anche fuori dalle mura domestiche con un italiano su tre (33 per cento) che quando esce dal ristorante non ha problemi a portarsi a casa gli avanzi con la cosiddetta «doggy bag», anche se, tra questi, solo il 10 per cento lo fa regolarmente, mentre il 23 per cento solo qualche volta, secondo l'indagine indicativa on line condotta dal sito www.coldiretti.it dalla quale si evidenzia, peraltro, che una fetta rilevante della popolazione (24 per cento) quando va a mangiare fuori lascia sulla tavola gli avanzi semplicemente perché si vergogna di chiederli. La ristorazione italiana comunque si attrezza e - conclude la Coldiretti - in un numero crescente di esercizi, per evitare imbarazzi, si chiede riservatamente al cliente se desidera portare a casa il cibo o anche le bottiglie di vino non finite e si mettono a disposizione confezioni o vaschette ad hoc.