26 maggio 2020
Aggiornato 05:30
Intanto il decommissioning di Fukushima continua a creare problemi

Il nucleare giapponese potrebbe ripartire, con la scusa dell'ambiente

In vista della conferenza sul Clima di Parigi, il Giappone è uno dei pochi Paesi avanzati a non aver presentato al segretariato dell'Onu il proprio piano per la riduzione delle emissioni in atmosfera. Il presidente della Forum giapponese dell'industria atomica, Takashi Imai: «Quest'anno rappresenta l'uscita dall'era 'Energia nucleare zero'».

TOKYO – In vista della 21esima conferenza sul Clima, che sarà ospitata dal 30 novembre all'11 dicembre 2015 a Parigi, il Giappone è uno dei pochi Paesi avanzati a non aver presentato al segretariato dell'Onu il proprio piano per la riduzione delle emissioni in atmosfera. Secondo il Guardian, il governo di Shinzo Abe è pronto a impegnarsi a un taglio dei gas serra del 20 per cento, rispetto al 2013, e lo annuncerà durante il vertice G-7 di giugno in Germania. Per raggiungere tale obiettivo però, il Paese del Sol levante potrebbe pensare di ritornare al nucleare. Ne è convinto il presidente della Forum giapponese dell'industria atomica, Takashi Imai.

ADDIO NUCLEARE ZERO? - Imai, parlando davanti a 900 delegati tra dipendenti delle compagnie elettriche e politici, Fra cui il capo dell'Agenzia internazionale per l'Energia atomica (Aiea), il giapponese Yukiya Amano, ha previsto che nel 2015 il Giappone dovrà riavviare le proprie centrali nucleari, quasi tutte spente dopo il disastro di Fukushima di quattro anni fa (ci sono 50 reattori fermi, per un breve periodo ha funzionato solo l'impianto di Oi). «Quest'anno rappresenta l'uscita dall'era 'Energia nucleare zero'» ha detto, aggiungendo: «E' evidente che le centrali nucleari che abbiano superato i test di sicurezza debbano essere riavviate il prima possibile». L'esecutivo guidato da Abe ha tentato più volte in passato di convincere l'opinione pubblica a un ritorno al nucleare, ma è tornato sempre sui suoi passi a causa della forte opposizione popolare.

DECOMMISIONING DI FUKUSHIMA, TEMPI LUNGHI E COSTI ENORMI - Intanto lo smantellamento della centrale di Fukushima prosegue a rilento. L'ultimo incidente ha riguardato il robot inviato dentro uno dei reattori danneggiati per individuare il combustibile fuso. L'automa ha smesso di funzionare venerdì scorso, durante la sua prima ispezione ed è stato abbandonato, ha fatto sapere la Tepco, che gestisce l'impianto. I robot sono ancora gli unici mezzi a potersi introdurre nei reattori di Fukushima, perché gli attuali livelli di radiazioni sono ancora troppo elevati per gli esseri umani. Il problema però è che si tratta di una tecnologia ancora in fase di sviluppo e anche per questo motivo le autorità nipponiche nel 2014 avevano posticipato di altri 5 anni i lavori per l'effettiva rimozione del combustibile atomico ancora presente nei reattori. La Tepco ha previsto di iniziare queste operazioni nel 2025 e ha spiegato che pensa di smantellare totalmente la centrale entro 40 anni, con costi stimati in decine di miliardi di dollari. I ritardi maggiori al momento, sono scaturiti dalle frequenti perdite di acqua radioattiva dall'impianto, come l'ultima del 13 marzo scorso. Ad oggi sono stati spesi 4,5 miliardi di euro, più della metà di quanto stimato inizialmente da Tepco come costo del decommisioning di Fukushima.

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