15 luglio 2024
Aggiornato 16:30
Estrazione petrolifera

ENI: nuova produzione negli USA. Aggiudicate esplorazioni in Myanmar, via a quelle in Vietnam

Dopo il «buco nell'acqua» a Cipro, il Cane a sei zampe si aspetta di incrementare la propria produzione negli Stati uniti del 16%, grazie allo sfruttamento del campo di Hadrian South. Intanto l'azienda guidata da Descalzi ha siglato i production sharing contract per due blocchi nell'ex Birmania e ha iniziato i sondaggi sismici in 3D per quello vietnamita offshore 120

ROMA - Dopo il «buco nell'acqua» a Cipro, Eni ha avviato la produzione del campo a gas Hadrian South (Usa) nelle acque profonde del Golfo del Messico, ha firmato i contratti per l'esplorazione di due blocchi offshore a largo del Myanmar e ha iniziato i sondaggi sismici 3D per un blocco nel mare del Vietnam.

IN USA PREVISTA 16% INCREMENTO DI PRODUZIONE - Il campo di Hadrian South (quota Eni del 30%, ExxonMobil 46,7% e Petrobas 23,3%), che si trova a circa 2mila 300 metri di profondità d'acqua a largo della Louisiana, è stato sviluppato attraverso due pozzi sottomarini collegati alla vicina piattaforma di produzione del campo Lucius, operata da Anadarko, distante circa 6 chilometri. La produzione giornaliera sarà di 10 milioni di metri cubi di gas e 2mila 250 barili di idrocarburi liquidi, per un totale di circa 52mila barili di olio equivalente (boe). Quando entrambi i pozzi di Hadrian South produrranno a regime, la quota di produzione giornaliera di Eni sarà di circa 16mila boe. L'area che include i campi Lucius e Hadrian South, denominata «Greater Hadrian», fornisce un importante contributo alla produzione netta di Eni con un picco pari a circa 20mila boe al giorno. Hadrian South è il terzo key start-up degli 11 previsti nel 2015, come annunciato nel piano strategico 2015-2018 della società. L'attuale produzione totale netta giornaliera di Eni negli Stati Uniti è di circa 100mila barili di olio equivalente, di cui il 75 per cento in qualità di operatore.

ENI SI AGGIUDICA DUE ESPLORAZIONI IN MYANMAR - Ieri Eni ha firmato a NayPyiTaw, i production sharing contract (Psc) per l'esplorazione di due blocchi offshore, rispettivamente MD-02 e MD-04. I blocchi esplorativi sono stati assegnati a Eni a seguito della partecipazione al bid internazionale competitivo indetto dalla Repubblica dell'Unione del Myanmar. La joint venture è composta da Eni, operatore con l'80 per cento attraverso Eni Myanmar, e Petrovietnam Exploration Production Corporation Limited (20%). I due blocchi saranno oggetto di un iniziale periodo di studio della durata di due anni, a cui farà seguito un'attività esplorativa della durata di 6 anni suddivisa in tre fasi. Eni ha fatto il proprio ingresso nel Paese a luglio dello scorso anno firmando i Psc per l'esplorazione di due blocchi onshore, l'Rsf-5 e il Psc-K, situati rispettivamente nel prolifico bacino di Salin e nel bacino inesplorato di Pegu Yoma-Sittaung. L'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi ha commentato: «Oggi diventiamo uno dei principali operatori nell'esplorazione in Myanmar, compiendo un passo ulteriore nella nostra strategia di crescita organica nel sud est asiatico, dove siamo già presenti in Cina, Vietnam e Indonesia».

AVVIATI I SONDAGGI A LARGO DEL VIETNAM - Nelle scorse settimane infatti Eni ha avviato i sondaggi sismici in 3D per il blocco offshore 120 in Vietnam (quota Eni Vietnam 66,7% di working interest, KrisEnergy il restante 33,3%). La mappatura di 6mila 869 chilometri quadrati di fondale vietnamita è stata affidata alla nave CGG Amadeus, che ha già portato avanti rilevazioni su 570 chilometri quadrati. Le operazioni dovrebbero durare 23 giorni, ha annunciato il partner di Eni nel Paese KrisEnergy.

ANCORA NIENTE DA FARE A CIPRO - Niente da fare invece a Cipro, dove il consorzio fra Eni (80%) e Korea Gas Corp (Kogas, 20%) non ha scovato riserve di idrocarburi sfruttabili nel corso di un secondo ciclo di trivellazioni a Cipro, nel blocco 9, come reso noto dal ministero dell'Energia di Cipro. Le due aziende avevano già portato avanti operazioni di ricerca nella stessa porzione di mare nel 2014, senza avere successo. «La Nave trivella Saipem 10000 ha raggiunto una profondità di 5mila 485 metri, ma non ha individuato alcuna concentrazione di idrocarburi sfruttabili», recita un comunicato che ricorda come il consorzio abbia intenzione di proseguire le attività di ricerca nei blocchi 2 e 3.