20 ottobre 2019
Aggiornato 02:30
Lo studio dell'Irena

Rinnovabili, l'energia del futuro? Arriverà dai cibi che scartiamo

Un settore in forte espansione e dal grande potenziale, che presenta già oggi interessantissime esperienze virtuose, come quella di Nestlè che per produrre energia ha detto addio al petrolio per sfruttare al meglio il cioccolato, oppure Amadori che riutilizza la panatura

ROMA - Se vi dicessero che l'energia del futuro la produrremo dai cibi che scartiamo in tavola? No, non è una provocazione e neppure un'utopia. Per alcuni è già realtà. Energia dal cioccolato, dal formaggio, dalle merendine scadute, dalle patatine fritte, persino dal gelato. Come? Grazie agli impianti di biocarburanti di seconda generazione.

NEL 2030 LA BIOMASSA POTREBBE COPRIRE IL 20% DEL CONSUMO ENERGETICO MONDIALE - Secondo il Rapporto 2014 dell'Irena, l'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, nel 2030 la biomassa potrebbe arrivare a rappresentare il 60% del consumo di energie rinnovabili, coprendo il 20% del consumo energetico complessivo della Terra. Il 40% della biomassa potrebbe essere costituito da rifiuti e scarti agricoli, risorse che non incidono sulla produzione alimentare, mentre il 30% verrebbe da prodotti forestali sostenibili, il che darebbe dunque un bel taglio alla deforestazione.

QUELLI CHE LO FANNO GIÀ - Qualche esempio concreto che già possiamo vedere con i nostri occhi? In un suo stabilimento inglese la Nestlè ha rimpiazzato il petrolio con il cioccolato, Greenergy ha annunciato di aver iniziato a produrre biodiesel a partire dagli avanzi di cibo, tra cui patatine fritte, torte, paste, in Scozia una centrale elettrica si alimenta a whisky, in Olanda Unilever ottiene energia dal gelato, in Alsazia si fruttano i crauti, mentre nel Nord della Francia e sulle Alpi il formaggio.

E L'ITALIA? - Guardando all'Italia, il nostro è il secondo mercato europeo, dopo la Germania, e il terzo mondiale, dopo la Cina, in impianti di biogas. Un settore in forte espansione e di grandissimo interesse, con qualche esperienza già all'attivo. Per citarne alcuni, Amadori riutilizza i residui di panatura, mentre gli Oleifici Mataluni in Campania portano avanti il progetto VALO-RE ormai da due anni per convertire i reflui oleari in energia.