20 giugno 2021
Aggiornato 18:00
Il gas azero arriverà in Italia, bisogna capire dove

Sul Tap Renzi prende tempo

Il punto su cui il premier Renzi e il governatore della Puglia Vendola stanno tentando di trovare un'intesa condivisa è il luogo di approdo del gasdotto, fino a ieri previsto in provincia di Lecce, a San Foca di Melendugno. La Regione ha proposto altri tre siti: Brindisi, Casalabate o Lendinuso. Il 18 febbraio un nuovo incontro

ROMA – Dopo l'incontro a Palazzo Chigi per discutere della realizzazione del gasdotto Trans Adriatic pipeline (Tap), che porterà il metano estratto in Azerbaijan fino in Europa attraversando l'Italia, il governo ha spiegato che sul progetto «servono approfondimenti». Nel comunicato diffuso dalla presidenza del Consiglio è scritto che questa si è «riservata di decidere annunciando la necessità di ulteriori approfondimenti tecnico giuridici con i propri uffici legali». La prossima riunione è prevista per il 18 febbraio, quando si discuterà di dove costruire un’opera, considerata dall'Italia e dall'Unione europea «strategica per l’approvvigionamento energetico» del Vecchio continente.

IL NODO DELLO SBOCCO - Il punto su cui il premier, Matteo Renzi e il governatore della Puglia, Nichi Vendola, stanno tentando di trovare un'intesa condivisa è il luogo di approdo del gasdotto, fino a ieri previsto in provincia di Lecce, a San Foca di Melendugno. Per Vendola è stata una mezza vittoria. «Siamo soddisfatti. L'esito dell'incontro di questo pomeriggio ci fa ben sperare», ha detto il presidente, che ha ribadito come l'Ente da lui governato abbia avuto modo di far conoscere la propria contrarietà «frutto di approfondite argomentazioni scientifiche, tecniche, ambientali, paesaggistiche e culturali». Vendola si è detto quindi disponibile a cercare una «intesa seria e credibile su possibili alternative di localizzazione al gasdotto». Da parte sua Renzi ha «preso atto della richiesta della Regione di assegnazione di un congruo termine per la valutazione di alternative di localizzazione con il coinvolgimento degli enti locali, riservandosi quindi di riferire nella prossima riunione, già convocata per mercoledì 18 febbraio, sulla possibilità di costituzione di un tavolo tecnico che possa analizzare le soluzioni alternative». Quanto alla società che dovrà realizzare l'infrastruttura, il presidente del Consiglio «ha chiesto anche a Tap di valutare l'ipotesi di approdi alternativi, e la società si è riservata di riferire nel corso della prossima riunione». Il country manager per l’Italia, Gianpaolo Russo, ha spiegato che verranno soppesati gli impatti in termini di tempi e costi sul progetto, nel caso venisse scelto un sito alternativo.

I SITI ALTERNATIVI - La Puglia durante la riunione ha proposto tre siti alternativi al luogo di villeggiatura nel salentino dove far «sbucare» il Tap: il porto di Brindisi, Casalabate o Lendinuso, entrambi in provincia di Brindisi. Il gasdotto poi, una volta emerso dal mare dovrebbe percorrere circa 8,2 chilometri sotto terra per finire la sua corsa in un terminale di ricezione nel comune di Melendugno, in provincia di Lecce. Quello sarà il centro di supervisione e controllo dell’intero Tap, che gestirà 10 miliardi di metri cubi l’anno di gas (che potrebbero raddoppiare).

L'UE, CON TAP DIVERSIFICAZIONE FONTI - Intanto ieri il commissario europeo per l'Unione energetica, Maroš Šefčovič, ha ribadito che «l'evoluzione del contesto geopolitico è un'ulteriore conferma del potenziale valore aggiunto di Tap». Secondo il vicepresidente della Commissione il Corridoio energetico del sud (Tap, Trans-Anatolian gas pipeline Tanap e South Caucasus pipeline Scp), è in «linea con la Strategia europea di sicurezza energetica è la chiave del comune obiettivo di diversificare le fonti e fornitori». Infatti ha continuato il politico slovacco, il corridoio sud ha le potenzialità di garantire «il 20% del fabbisogno di gas dell'Ue nel futuro».