26 agosto 2019
Aggiornato 06:30
Bruxelles minaccia azioni punitive nei confronti dei paesi fuori bilancio

Katainen usa la frusta. A quando la carota?

Jyrki Katainen, alza la voce con i Paesi dell'Unione europea: «Se non si metteranno in moto le riforme strutturali necessarie e da tempo reclamate, l'Ue si vedrà costretta a prendere provvedimenti severi».

BRUXELLES - Su molti Paesi dell'Europa pende la spada di Damocle di Bruxelles, pronta a sanzionare il non rispetto dei rapporti e i conti pubblici non in ordine. Il vicepresidente della Commissione europea per la crescita, gli investimenti e la competitività, Jyrki Katainen, alza la voce con i Paesi dell'Unione europea: se non si metteranno in moto le riforme strutturali necessarie e da tempo reclamate, l'Ue si vedrà costretta a prendere provvedimenti severi.

IN ARRIVO MINACCE E SANZIONI - Si tratta di una «crisi strutturale, più che dovuta ai bilanci pubblici», afferma Katainen. Come affrontarla? Ricorrendo alla al pugno duro delle penalizzazioni, «una opportunità che ancora non abbiamo usato», continua il numero due della Commissione: «Dovremmo focalizzarci di più sulle debolezze strutturali nei nostri Stati membri, e anche minacciare, se necessario attraverso le sanzioni, quelle debolezze», ha affermato Katainen rispondendo a un europarlamentare che chiedeva che cosa la Commissione possa fare per spronare gli Stati membri ad intraprendere la strada delle riforme. Gelo sull'Europa, quindi, qualora i Paesi non si dimostrassero capaci di apportare le modifiche richieste. Nel mirino delle 'minacce' di Katainen anche l'Italia, che si dimostra tra i Paesi la cui macro-economia presenta squilibri rilevanti, in cui un intervento veloce e incisivo risulta improrogabile.

NECESSARIA LA RIFORMA DEL LAVORO - Parola chiave: fiducia. Senza fiducia, per il braccio destro di Juncker, non si otterrebbe quell'incremento negli investimenti urgente per guarire dal cancro della crisi: «Gli investitori hanno bisogno di pensare che le cose vanno nella giusta direzione». L'obiettivo ultimo è quello di favorire e incentivare il cosiddetto venture capital, ovvero l'apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l'avvio o la crescita di un'attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo. Il raggiungimento di tale goal passa solo ed unicamente attraverso la realizzazione di una serie di riforme strutturali volte a creare un trampolino di lancio per gli investimenti. È per questo che a Bruxelles l'attenzione di Katainen si focalizza sull'importanza del lavoro: improcrastinabile, quindi, la riforma del mercato del lavoro, poiché risulta necessario che non si ceda al «dumping sociale», secondo Katainen. È indispensabile «aver cura – continua Katainen – di non far perdere il senso di sicurezza quando il mercato del lavoro diventa più dinamico». L'urgenza è quella di rimodellare, quindi, la struttura rigida del mercato del lavoro attuale, in modo da favorire flessibilità e dinamicità.

IL SUPPORTO AL PIANO JUNCKER - Il vicepresidente della Commissione è oggi una figura chiave per l'Unione europea poiché in prima linea nella promozione del piano Juncker da 315 miliardi di euro nelle piazze finanziarie mondiali. Come riportato da La Repubblica, Katainen «sta cercando di convincere gli investitori di aree chiave (dall'Asia alle petromonarchie, agli Usa) ad impegnarsi per sfruttare appieno la leva delle garanzie pubbliche europee e partecipare alla realizzazione di grandi progetti infrastrutturali in Europa». Secondo Katainen, fiducia e prospettive di ritorni economici utili sono due aspetti imprescindibili del piano lanciato dal presidente Juncker. Per Katainen la differenza tra Stati Uniti e Europa è chiara: ciò di cui l'Europa ha bisogno è una presenza capillare ed efficiente di reti che sostengano nuovi progetti industriali interessanti volti all'incremento dei profitti. Tre le condizioni necessarie – a detta del vicepresidente della Commissione – affinché quanto progettato da Juncker porti i suoi frutti: «La certezza sulla direzione delle politiche di bilancio e dell'impegno dei governi alle riforme strutturali, sfruttare tutti i vantaggi del mercato unico e un percorso trasparente dei progetti da finanziare».