8 aprile 2020
Aggiornato 18:30
Materie prime

Russia e OPEC concorderanno i prezzi del petrolio

Russia e OPEC potrebbero ridurre la produzione di petrolio al fine di stabilizzare le quotazioni mondiali dell’oro nero. I colloqui di Mosca con il cartello sono già in corso.

Russia e OPEC potrebbero ridurre la produzione di petrolio al fine di stabilizzare le quotazioni mondiali dell’oro nero. I colloqui di Mosca con il cartello sono già in corso.

Martedì il ministro dell'energia russo Alexander Novak si è recato a Vienna per il vertice OPEC. La reazione degli esperti alla notizia è diversificata. Alcuni temono che tali misure ridurranno le entrate per il bilancio russo. Ma la maggior parte non condivide le preoccupazioni: il Paese ha riserve sufficienti per coprire le fluttuazioni del prezzo del petrolio.

Mosca può offrire all'OPEC di ridurre la produzione di petrolio nel prossimo anno di 15 milioni di tonnellate. Nel caso in cui il cartello ridurrà la produzione di 1,5 milioni di barili al giorno. Come riportano fonti vicine al governo, il piano sarà presentato alla conferenza internazionale sullo sviluppo del mercato del petrolio di Vienna.

Fino a poco tempo fa, il governo russo ha avuto un atteggiamento negativo su tali azioni perché i ricavi da esportazioni di petrolio impinguano il bilancio. La situazione è cambiata la settimana scorsa in seguito alla visita a Mosca del ministro degli Affari Esteri del Venezuela (membro dell'OPEC) Rafael Ramirez. Ha proposto di ridurre la produzione perché la riduzione dei prezzi del petrolio colpisce non solo l'economia della Russia ma anche del Venezuela. È ovvio che la situazione è ora nelle mani dell’OPEC, ma l’organizzazione non ridurrà mai la produzione unilateralmente.

Il Ministero russo dell'Energia ha dato conferma che il governo sta discutendo la questione. Tuttavia la riduzione della produzione di petrolio non è così facile, ha detto Alexander Novak:

La questione è abbastanza complicata e complessa. Noi non siamo l'Arabia Saudita che ha la capacità di ridurre rapidamente, o parimenti, di aumentare la produzione, ci avvaliamo di aziende pubbliche e private operanti sul mercato. Una forte diminuzione o aumento è fisicamente improbabile. Abbiamo un nostro particolare quadro giuridico e normativo.

In ogni caso, ritiene Novak, la Russia non intende aumentare la produzione di petrolio in Russia. Molto probabilmente essa resterà nell’ordine delle 505-525 milioni di tonnellate all'anno.

La complicata situazione nel settore petrolifero e del gas russo e dell'economia nel suo complesso è amplificata dalle sanzioni occidentali. Già nel mese di settembre l'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno introdotto un nuovo pacchetto di misure antirusse. Nelle liste americane si trovano Gazprom, Novatek, Rosneft, Lukoil, Surgutneftegas e Gazprom Neft. Complessivamente parliamo di quasi il 90% del settore petrolifero russo e praticamente tutta la produzione di gas che tutte insieme queste società alimentano quasi la metà del bilancio russo. Le sanzioni proibiscono alle società fornitrici la vendita di tecnologie e attrezzature per le estrazioni da acque profonde, dall’Artico e per i progetti da scisto in mare aperto con un potenziale di produzione di petrolio. Se le compagnie petrolifere occidentali lasceranno i relativi progetti in Russia, Mosca attirerà investitori da quei Paesi che non hanno imposto sanzioni. Risolvendo così i problemi tecnologici mediante la succedaneità delle importazioni, ha detto Alexander Novak:

Questa è, innanzitutto, una tecnologia proprietaria e sviluppiamo e utilizziamo le attrezzature e tecnologie della nostra industria. Usiamo la tecnologia dei Paesi che non impongono sanzioni. Abbiamo a questo proposito attive collaborazioni, anche con la Cina.

Occorre ammettere che in Russia l'idea del Venezuela non è pienamente sostenuta. Alcuni ritengono che il calo della produzione influenzi in modo significativo il bilancio. Per questo il governo insisteva fermamente sul mantenimento della produzione. Ma sembra che il governo sia giunto alla conclusione che, nell’attuale contesto, una misura di tale portata potrebbe essere un ulteriore fattore di stabilizzazione.

I Paesi dell’OPEC, che rappresentano il 32% della produzione mondiale di petrolio, negli ultimi mesi discutono attivamente la possibilità di ripristinare l'equilibrio del mercato. L’attuale quota di estrazione del cartello dei 12 Paesi è pari a 30 milioni di barili al giorno. Alcuni membri dell'OPEC, come l'Iran, Iraq, Nigeria, Venezuela ed Ecuador sono a favore di una rapida riduzione delle quote. Sono contrari gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait. E la posizione più potente del cartello, l’Arabia Saudita, non è ancora chiara.

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