25 gennaio 2022
Aggiornato 09:00
Politica & Economia

Il capitalismo di relazione sul banco degli imputati

Quel malsano intreccio tra politica e potentati economici ha provocato enormi danni al paese ma soprattutto rischia di compromettere l'equilibrio «virtuoso» tra democrazia, mercato e coesione sociale che ha favorito «un lunghissimo periodo di crescita del benessere economico». E' un vero e proprio j'accuse, quello del presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella, nella relazione annuale dell'au

ROMA - Il capitalismo di relazione finisce sul banco degli imputati. Quel malsano intreccio tra politica e potentati economici ha provocato enormi danni al paese ma soprattutto rischia di compromettere l'equilibrio «virtuoso» tra democrazia, mercato e coesione sociale che ha favorito «un lunghissimo periodo di crescita del benessere economico». E' un vero e proprio j'accuse, quello del presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella, nella relazione annuale dell'autorità, ma anche un contributo prezioso nell'indicare le aree di intervento, le riforme da realizzare, le storture da rimuovere per ricreare un ambiente favorevole. In estrema sintesi «ritornare alle idee ispiratrici del capitalismo americano».

Non è la prima volta che l'Antitrust segnala tendenze pericolose del sistema economico nel complesso. Alcuni anni orsono l'autorità garante della concorrenza indicava come alcuni grandi gruppi puntavano a investire e diversificare in settori che garantivano rendite di posizione e comunque al riparo dalla concorrenza. Pitruzzella sottolinea la fase di profondo cambiamento che stiamo vivendo. E proprio la crisi profonda che ha colpito l'economia impone di scardinare «il capitalismo di relazione», basato sull'intreccio «tra pochi grandi potentati economici, sulle loro relazioni con il potere politico e amministrativo, sulla ricerca delle rendite di posizione».

Il capitalismo di relazione si basa su privilegi, piuttosto che su meriti, aggrava la disuguaglianze e rende la società chiusa, poco aperta alla concorrenza e all'innovazione. In un paese come l'Italia il capitalismo di relazione ha «favorito l'espansione della spesa pubblica improduttiva e inefficiente, diretta a soddisfare gli interessi particolari delle lobbies e dei cacciatori di rendite». Anche per questa via si è creato «quell'enorme debito pubblico che costituisce un grande ostacolo alla crescita economica».

Pitruzzella puntualizza che sarebbe ingiusto etichettare l'economia italiana nel suo complesso come capitalismo di relazione. La necessità di riforme radicali dell'assetto istituzionale del paese non possono limitarsi solo alla sfera costituzionale e all'architettura normativa. L'Antitrust rileva che e' in corso una ridefizione dei rapporti tra democrazia, mercato e coesione sociale. Da una parte c'e' un modello di capitalismo fondato sulle «relazioni tra alcuni grandi poteri economici, sul rapporto privilegiato con gli apparati pubblici, sulla protezione nei confronti dei concorrenti».

Dall'altra c'è un modello ispirato a una concezione aperta dell'economia e della società, dove è centrale una competizione basata sui meriti che spinge verso l'innovazione e pone al centro dell'iniziativa il benessere del consumatore. L'Antitrust e le sue decisioni spingono verso questo secondo modello, con l'obiettivo di realizzare l'economia sociale di mercato così come si ricava dai trattati europei. «In pratica le cose sono andate diversamente - rileva Pitruzzella - ma questo dovrebbe indurci a rendere effettivi i principi dell'economia di mercato piuttosto che ripudiare la concorrenza».