25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
BioEnergy Italy: la competizione tra food, feed e fuel è un falso problema?

Biogas e fotovoltaico dopo il 2013: i possibili scenari secondo Confagricoltura

1 milione di ettari di SAU (Superficie Agricola Utilizzata) al momento non è coltivata; con un aumento significativo degli impianti di biogas, non se ne utilizzerebbero più di 200-300mila ettari a fini energetici

CREMONA - «Il biogas fatto bene». E’ questo il titolo di un documento che Confagricoltura, in collaborazione con altre associazioni, ha recentemente predisposto per fornire al legislatore validi suggerimenti sullo sviluppo del settore legato alle energie rinnovabili.
«Tra i vari aspetti considerati – spiega Ezio Veggia, vicepresidente di Confagricoltura e presidente del Consorzio per lo sviluppo di agroenergie – uno in particolare pensiamo meriti attenzione. Riteniamo infatti che chi intende realizzare un impianto di biogas debba dimostrare di poter produrre almeno il 70% di energia utilizzata dalla propria azienda agricola, acquistandone quindi non oltre il 30%. E non mi riferisco solamente a quella elettrica, bensì anche alla termica. La possibilità di favorire la massima efficienza di tutta l’energia prodotta dagli impianti di biogas è oggi un tema su cui si concentra una particolare e giustificata riflessione. L’energia termica può essere infatti impiegata nel riscaldamento delle aziende agricole, delle stalle, nelle serre, senza dimenticare la possibilità di essiccare il digestato per ottenerne un ottimo fertilizzante».

Secondo Ezio Veggia l’energia prodotta da impianti di biogas o da pannelli fotovoltaici può rappresentare per il settore agricolo una grande opportunità, tradotta soprattutto in integrazione del reddito, «A patto che si rispettino le regole in maniera più stringente, a partire dalla realizzazione di impianti commisurati alle reali dimensioni dell’azienda, e dalla possibilità di dare vita a forme di aggregazione tra stalle che conferiscano i liquami ad un unico impianto in modo da ridurre l’impatto ambientale e al tempo stesso rispondere al problema di un corretto smaltimento dei reflui; per non parlare dei tanti terreni incolti e/o abbandonati che potrebbero essere destinati alle coltivazioni bioenergetiche, anche a vantaggio di un maggiore presidio del territorio.
Peraltro, in base a un recente studio, è emerso che nel nostro Paese 1 milione di ettari di Sau (Superficie agricola utilizzata) non è in realtà coltivato. Se da qui al 2020 si verificasse un significativo incremento di impianti di biogas, di questo milione di ettari se ne utilizzerebbero a scopi energetici non più di 200-300mila; ciò significa che parlare di competizione tra food, feed e fuel è davvero un falso problema».

Le energie rinnovabili dopo il 2013 sarà il tema dell’importante incontro in programma a Bioenergy Italy (Cremona, 15-17 marzo 2012), dal titolo «Le energie rinnovabili in agricoltura: quale sviluppo per il fotovoltaico e il biogas dopo il 2013»; un’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte e delineare soprattutto i contorni di un quadro dove settore primario e tutela ambientale saranno sempre più uniti da un sodalizio inscindibile.