29 maggio 2020
Aggiornato 19:00
Quali le potenzialità e i costi di produzione?

Sottoprodotti agroindustriali per produrre energia: nuovo valore agli scarti alimentari

Nei prossimi giorni sarà presentato uno studio dell’Osservatorio Agroenergia focalizzato sui sottoprodotti per capire quanto conviene utilizzarli per produrre energia. Focus di BioEnergy Italy (Cremona, 15-17 marzo 2012) con il secondo seminario Food Bioenergy

CREMONA - «L’agricoltura è una produzione primaria, ma è anche energia. Ed è grazie all’agricoltura che è possibile presidiare il territorio tutelandolo dal disastro dell’abbandono, ottenendone di contro un’opportunità di investimento che non si può ignorare». Andrea Pannocchieschi, presidente di Agroenergia, non ha dubbi: il rapporto tra produzione agricola ed energia è inscindibile. «L’opportunità di fare reddito e investimenti sulla propria terra – afferma – è un vantaggio che il mondo agricolo ha saputo cogliere nella sua interezza, affrontando spesso impegni finanziari pesanti. La terra sa essere molto versatile e premia chi la sa sfruttare bene. Pensiamo a quanti ettari di terreno incolti o abbandonati possono essere destinati alla produzione di coltivazioni da impiegare negli impianti di biogas. Tutto sta nel trovare il giusto equilibrio. Guardiamo alla Germania che è leader nel biogas e nel fotovoltaico, e pensiamo all’Italia, che è costretta a importare l’85% dell’energia che consuma: il margine di intervento, come si vede, è considerevole».

Intanto nei prossimi giorni verrà presentato il secondo Osservatorio Agroenergia che quest’anno si è occupato delle tematiche legate all’utilizzo dei sottoprodotti agricoli. «Lo scorso anno – spiega Piero Mattirolo, ad di EnergEtica onlus, che insieme a Confagricoltura ha commissionato l’Osservatorio alla Società di ricerca Althesys – l’Osservatorio si era occupato dell’aspetto economico, degli incentivi e della sostenibilità, e i dati raccolti avevano messo in evidenza che il settore delle agroenergie può portare all’Italia nei prossimi dieci anni fino a 20 miliardi di euro di benefici insieme a una drastica riduzione di emissioni di Co2, pari a qualcosa come 280 milioni di tonnellate». Quest’anno invece i sottoprodotti.
«Infatti – sottolinea Mattirolo – abbiamo ritenuto importante studiare i possibili scenari sull’impatto che possono avere, quali sono le criticità e gli ostacoli legislativi che tuttora ne rendono insidioso l’impiego. Le potenzialità a nostro avviso ci sono; bisogna stabilire l’effettivo potere metanigeno dei sottoprodotti rispetto al mais e confrontare le differenze dei costi di produzione tra le due tipologie di produzione».
E sarà proprio il presidente di Agroenergia Pannocchieschi uno dei protagonisti del secondo seminario Food Bioenergy che anche quest’anno si svolge nell’ambito di BioEnergy Italy, il punto di riferimento fieristico per le fonti rinnovabili di energia (Cremona, 15-17 marzo 2012).
L’appuntamento, in programma il 15 marzo alle ore 10,30, metterà in luce importanti possibilità di risparmio economico per le aziende agricole e l’industria agroalimentare, illustrando alcune delle soluzioni più interessanti per il comparto agricolo e industriale in tema di recupero degli scarti e recupero di calore dal processo di trasformazione degli stessi.
Per scaricare il programma completo degli appuntamenti di BioEnergy Italy: www.bioenergyitaly.com

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