4 aprile 2020
Aggiornato 05:00
Blanchard: «Ripresa incerta e crescita più lenta»

L'FMIi taglia le stime di crescita a tutti

Frena l'economia italiana a +0,6% quest'anno e +0,3% nel 2011 . Pil Eurozona, +1,6% nel 2011 e +1,1% nel 2012. La disoccupazione resta alta nelle economie avanzate, rialzo inflazione

NEW YORK - Il Fondo Monetario Internazionale è sempre più pessimista sull'economia italiana e taglia ancora, anche rispetto alle più recenti notizie di stampa, le previsioni di crescita economica che l'anno prossimo sarà molto più vicina allo zero. L'istituzione di Washington definisce «preoccupante» la crescita del premio di rischio che ha accompagnato i titoli della Repubblica sul mercato insieme a quelli spagnoli e belgi.
Ma dà comunque atto del «grande rafforzamento» operato con la recente manovra verso l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013, ora «abbastanza vicino».
Quest'anno, secondo il World Economic Outlook presentato oggi, il pil italiano crescerà solo dello 0,6%, mentre il prossimo lo stop sarà ancora più vicino con un +0,3%. La velocità del deterioramento è stata rapida se pensiamo che la revisione delle stime dell'istituzione di Washington è stata pari, rispettivamente, a 4 decimi di punto e a un punto percentuale rispetto alle previsioni di giugno: livelli che collocano l'Italia al fondo delle graduatorie di crescita dei grandi Paesi di Eurolandia e del G7.
L'Italia, ricordano gli economisti del Fondo non fa parte del gruppo di paesi che ha recuperato tutto il terreno perduto nella recente crisi finanziaria. «Anche se - si legge nel documento - alla fine del primo semestre del 2011 molte economie erano tornate vicine ai livelli produttivi precedenti la crisi» sia tra i Paesi avanzati che tra i Paesi emergenti, «Italia e Spagna continuano ad arrancare mentre la produzione in Giappone è stata pesantemente danneggiata dal terremoto e dallo tsunami».

Le stime per la crescita globale, +4% nel 2011-2012 - L'economia globale è entrata in «una nuova e pericolosa fase» e «si è indebolita in modo significativo, mentre la fiducia è calata in modo considerevole e il rischi di frenata è aumentato». Inoltre, la volatilità è cresciuta «in modo drastico», soprattutto a causa della crisi dell'Eurozona e dei dubbi sulla solidità dell'economia globale.
La domanda privata è in stallo negli Stati Uniti, l'Eurozona attraversa notevole turbolenza finanziaria, sui mercati globali c'è stata un'ondata di vendite di asset rischiosi. I problemi delle economie avanzate sono più radicati di quanto era stato previsto e, secondo le previsioni, «l'espansione dovrebbe continuare, ma in modo debole e irregolare».
Secondo il Fmi, l'economia globale rallenterà il passo segnando un +4% nel 2011 e nel 2012 (rispettivamente lo 0,3 e lo 0,5% in meno rispetto alle stime di giugno), con un rialzo del 3,6% nel quarto trimestre di quest'anno e del 4,1% nell'ultimo trimestre del 2012. La crescita sarà «più robusta in alcune economie avanzate, soprattutto quelle con legami più stretti con l'Asia».

Pil Eurozona, +1,6% nel 2011 e +1,1% nel 2012 - L'economia dell'Eurozona rallenterà il passo segnando un +1,6% nel 2011 e un +1,1% nel 2012 (rispettivamente lo 0,4 e lo 0,6% in meno rispetto alle stime di giugno), con un rialzo dell'1,1% nel quarto trimestre di quest'anno e dell'1,6% nell'ultimo trimestre del 2012. Si prevede inoltre un bilancio delle partite correnti allo 0,1% nel 2011 e allo 0,4% l'anno prossimo.
Secondo il Fmi, i piani di consolidamento fiscale di medio termine «sono giustamente ambiziosi», ma nei Paesi periferici il compito principale deve essere «trovare il giusto equilibrio tra consolidamento fiscale e riforme strutturali». La cosa preoccupante, dice l'istituto di Washington, è che il premio sul rischio sovrano «è significativamente cresciuto in Belgio, Italia, Spagna e, in misura minore, Francia».
La crisi dell'Eurozona «sta sfuggendo al controllo dei governi, nonostante la decisa risposta politica data lo scorso 21 luglio».
Questo porta rinnovata volatilità sui mercati e «rischi elevati per la stabilità finanziaria». Per questo, la Banca Centrale Europea deve «continuare a intervenire in modo vigoroso per mantenere ordine sui mercati».

La disoccupazione resta alta nelle economie avanzate, rialzo inflazione - Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, l'inflazione delle economie avanzate dovrebbe attestarsi al 2,6% quest'anno e all'1,4% nel 2012 (per gli Stati Uniti è atteso il 3% quest'anno e l'1,2% l'anno prossimo, mentre per l'Eurozona si parla del 2,5% nel 2011 e dell'1,5% nel 2012). Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione delle economie avanzate, dovrebbe attestarsi al 7,9% quest'anno e nel 2012 (per gli Stati Uniti è atteso il 9,1% quest'anno e il 9% l'anno prossimo, mentre per l'Eurozona si parla del 9,9% nel 2011 e nel 2012).
Salari bassi e costi relativamente contenuti «hanno sostenuto i profitti aziendali, ma non hanno giovato in modo diretto alle famiglie e alla propensione ai consumi». Negli Stati Uniti più del 40% dei disoccupati è senza lavoro da oltre sei mesi e il Paese potrebbe «dover fare i conti con una ripresa dell'occupazione molto debole, mentre nell'Eurozona la situazione è meno dura: «le famiglie sembrano meno preoccupate e la perdita di posti di lavoro è stata meno grave», con l'eccezione dei Paesi periferici.
Per quanto riguarda l'inflazione, sia il dato generale che quello «core» (epurato dalle componenti più volatili come i prezzi di energia e generi alimentari) hanno segnato rialzi in molte parti del mondo, ma nelle economie avanzate gli aumenti stanno rallentando in particolare perché i prezzi di energia e generi alimentari stanno scendendo dopo la fiammata precedente.

Blanchard: «Ripresa incerta e crescita più lenta» - «La crescita, che era stata solida nel 2010, è calata nel 2011», anche a causa di eventi straordinari, come il terremoto in Giappone del marzo scorso. E' quanto scrive Olivier Blanchard, capo economista del Fondo Monetario Internazionale, nella lettera contenuta nel World Economic Outlook, diffuso durante il meeting annuale dell'istituto a Washington.
Per l'economista, «la paura dell'ignoto è molta» e la ripresa economica è «molto più incerta», soprattutto a causa di un rallentamento delle economie avanzate e di una maggiore perplessità fiscale e finanziaria, che «si è fatta particolarmente pronunciata dallo scorso agosto».
Secondo Blanchard, «i mercati sono più scettici sulla capacità di molti paesi di stabilizzare il proprio debito», fatto che ha in parte congelato i flussi finanziari. Per questo, una decisa azione politica deve poggiare su tre pilastri: politica fiscale (il consolidamento non deve essere troppo rapido o ucciderà la crescita), misure finanziarie (l'incertezza fiscale non passerà dall'oggi al domani, la crescita nelle economie avanzate resterà bassa per un certo periodo) e ribilanciamento esterno.

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