11 luglio 2020
Aggiornato 03:30
Nomine FAO

Il neo dg Graziano da Silva si batta per un mondo con più agricoltura

Per il presidente della Cia, Giuseppe Politi, solo investendo nel settore primario si può garantire la sicurezza alimentare globale. Ma bisogna combattere le speculazioni sul cibo, che sono un fenomeno vergognoso

ROMA - «Più agricoltura per sfamare il mondo: questa è la ricetta che speriamo Josè Graziano da Silva porti alla Fao, forte del successo del programma brasiliano ‘fome zero’ che in cinque anni ha contribuito a ridurre del 25 per cento la malnutrizione nel Paese». Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, commentando la nomina dell’ex ministro per la Sicurezza alimentare del governo Lula a nuovo direttore generale della Fao.
«Il sostegno ai piccoli agricoltori -ricorda Politi- è stato uno dei punti cardine del programma di lotta alla fame di Graziano da Silva in Brasile. Ora bisogna estendere questo piano a livello globale, nella consapevolezza che la sfida del nostro tempo è garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale a una popolazione che nel 2050 sarà di 9 miliardi di persone».

«Per rispondere alla crescente domanda alimentare globale, infatti, è fondamentale investire nel settore primario -osserva il presidente della Cia-. Oggi bisogna aumentare la produzione agricola nei paesi sviluppati come nel Sud del mondo, sia destinando nuove terre all’agricoltura sia incrementandone la produttività».
«Allo stesso tempo è necessario stabilizzare i mercati, contrastando le speculazioni finanziarie legate al commercio delle materie prime agricole -continua Politi- che sono un fenomeno immorale e vergognoso. Oggi Graziano da Silva ha detto che l'intollerabile volatilità dei prezzi agricoli non è temporanea e che durerà ancora a lungo, ma è apprezzabile la rassicurazione sul fatto che la Fao farà di tutto per aiutare i Paesi importatori a fare fronte a questi costi crescenti».
«D’altra parte -conclude il presidente della Cia- senza porre un freno alle speculazioni sul cibo ogni sforzo diretto a combattere la povertà e la denutrizione diventa inutile e quasi vano».