16 settembre 2019
Aggiornato 01:00
Scatta la mobilitazione. Si torna in piazza

Agricoltura: un’impresa su tre a rischio chiusura

Il presidente della Cia Giuseppe Politi: con il «Milleproroghe» abbiamo avuto l’ennesima prova del totale disinteresse che c’è nei confronti del settore primario

ROMA - «Un’impresa agricola su tre è a rischio chiusura. I costi insostenibili, i prezzi non più remunerativi e i redditi ancora in deciso calo mettono in pericolo il futuro dell’agricoltura italiana, la cui grave crisi è sempre più ignorata. Le risposte che attendevano dal ‘Milleproroghe’ non sono arrivate. Dal governo è silenzio assordante per i problemi di centinaia di migliaia di agricoltori, mentre si pensa a premiare i furbetti del latte. Niente ‘bonus gasolio’, niente interventi a sostegno del bieticolo saccarifero, niente finanziamenti alle Associazioni degli allevatori. Ma soprattutto nessun disegno concreto per il settore primario, ormai caduto nel dimenticatoio nelle scelte dell’esecutivo e della maggioranza. Siamo pronti a tornare in piazza, anche con iniziative unitarie. La nostra mobilitazione, sospesa nel dicembre scorso, ripartirà nelle prossime settimane. Vogliamo subito una svolta, una politica seria, provvedimenti incisivi». A rinnovare il grido d’allarme è il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che ha sottolineato l’urgenza di misure per un reale sostegno alle aziende oggi in grande affanno.

«Sono tre anni - ha aggiunto Politi - che chiediamo un cambiamento di rotta nei confronti del mondo agricolo. Ma l’atteggiamento del governo è sempre lo stesso: sordo a qualsiasi richiesta. I fatti lo confermano. Dal 2008 ad oggi nei provvedimenti varati si trova poco o nulla per l’agricoltura. Si sono, invece, trovate le risorse per i disonesti delle quote latte. Prima a dicembre scorso e poi ora con ‘Milleproroghe’. Non c’è limite alla vergogna».
«In questi anni -ha rimarcato il presidente della Cia- abbiamo assistito soltanto a promesse che puntualmente non sono state mantenute. E così migliaia di aziende, in grave difficoltà, rischiano di andare fuori mercato. E’ una situazione insostenibile. Si distrugge l’intera agricoltura».
«Per questo motivo -ha sostenuto Politi- riprenderemo la battaglia. A breve partirà la nostra campagna di mobilitazione. Andremo avanti con la massima decisione in difesa dei redditi dei produttori agricoli italiani, che continuano a diminuire in maniera drammatica, e per far sì che il governo finalmente predisponga, come ha del resto già fatto con altri settori produttivi, misure efficaci a supporto delle aziende agricole che non possono continuare ad operare tra difficoltà e grandi incertezze».

«Crediamo che in questo particolare momento sia importante sviluppare -ha affermato il presidente della Cia- iniziative di carattere unitario sia a livello territoriale che nazionale. Occorre una forte mobilitazione per far sentire la voce della protesta di un mondo, quello agricolo, che è stanco delle prese in giro, che è stanco della ghettizzazione, che vuole una politica veramente efficace nei confronti delle imprese».
«Cogliamo l’occasione -ha concluso Politi- per rinnovare la nostra richiesta di effettuare a breve la Conferenza nazionale sull’agricoltura e lo sviluppo rurale. Un appuntamento che è imposto dai complessi problemi che attanagliano il settore. C’è bisogno di un momento di confronto, anche in vista delle prossime sfide internazionali, per delineare, con il concorso di tutte le parti interessate (dalle istituzioni nazionali a quelle regionali e locali, dalla rappresentanza agricola a quella agro-industriale), una nuova politica agraria che fondi le sue radici su un progetto serio e coraggioso, capace di rilanciare sviluppo e competitività».