1 giugno 2020
Aggiornato 10:30
Politica monetaria

Cina: stretta riserve obbligatorie banche anti inflazione

I mercati temono che gli inasprimenti finiscano per frenare la ripresa

PECHINO - Come atteso e temuto dai mercati la Cina procede a nuovi inasprimenti di politica monetaria, mentre le autorità del mostrano crescenti preoccupazioni sull'accelerazione dell'inflazione. La Banca centrale ha ordinato un ulteriore incremento delle riserve obbligatorie a carico delle banche commerciali, un provvedimento che indirettamente limita la loro capacità di erogare credito al circuito economico, e così, come i rialzi dei tassi di interesse, tende a sostenere il 'costo' del danaro e a contrastare l'inflazione. Ma al tempo stesso queste manovre frenano l'attività economica, e da giorni sui mercati internazionali si teme che una energica strategia in questa direzione possa finire per compromettere tutta la ripresa globale.

Rischi per la ripresa - La Cina è infatti tra i pochi paesi ad aver mantenuto forti tassi di crescita durante la recessione globale, e assieme alle altre economie emergenti ha fatto da traino alla ripresa. Ma Pechino l'inflazione viene da sempre considerata un fenomeno che può favorire tensioni sociali; e ora, sospinta dai forti rincari dei prezzi alimentari, che ad ottobre risultano aumentati di oltre il 10 per cento rispetto a un anno prima, l'inflazione ha raggiunto il 4,4 per cento. Lo scorso 19 ottobre la Banca centrale cinese aveva deciso un aumento dei tassi di interesse, il 10 novembre aveva poi già alzato le riserve obbligatorie a carico delle banche. Oggi ha stabilito di incrementare queste riserve di altri 0,5 punti percentuali rispetto all'ammontare dei depositi che hanno in gestione.

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