19 settembre 2019
Aggiornato 16:30
Futuro

L’agricoltura non è allo sbando. Manca un reale progetto di sviluppo

Per la Pac post 2013 serve una posizione chiara. Risposte concrete alle imprese e prospettive nuove per i giovani

LECCE - Il presidente della Cia Giuseppe Politi ha aperto a Lecce i lavori della quarta Conferenza economica. La classe politica deve uscire al più presto dalle indecorose polemiche. C’è necessità di coesione di forze riformatrici e di un orizzonte temporale dell’azione di governo non di brevissimo periodo. Vanno riaccesi i riflettori sul mondo agricolo che sta vivendo una grave crisi.. L’Italia ha bisogno di una nuova politica agraria nazionale. Nel negoziato comunitario dobbiamo essere autorevoli come delegazione governativa e forti come sistema Paese.

«L’agricoltura italiana non è allo sbando; tanto meno gli agricoltori non hanno ‘tirato i remi in barca’ e rinunciato ad essere imprenditori. Il problema vero è che nel nostro Paese c’è nei fatti una sostanziale rinuncia ad una politica agraria nazionale. I fatti di questi ultimi due anni lo hanno confermato chiaramente. La stessa mancanza di una strategia precisa per la riforma della Pac 2013 è un segnale grave. Per questo motivo insistiamo da tempo per una radicale inversione di rotta, per un nuovo progetto che apra prospettive al settore e sappia rispondere con grande efficacia alle esigenze dei produttori che stanno vivendo una delle crisi peggiori degli ultimi trent’anni. Il governo deve riaccendere i riflettori sulle imprese agricole. Ma anche l’insieme delle forze politiche che sono chiamate ad un atteggiamento diverso e più costruttivo verso più di due milioni di persone che vivono in agricoltura e di agricoltura». E’ questo il monito che il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi ha lanciato oggi a Lecce nella relazione che ha aperto la quarta Conferenza economica che si svolge sotto lo slogan «Agricoltura: costruiamo il nostro domani».

«Quello che è avvenuto in questi ultimi mesi si può definire un fallimento della politica. Abbiamo assistito, lungo tutta l’estate, ad una situazione indecorosa che -ha aggiunto Politi- non può continuare. Non vediamo un programma di lungo periodo, una strategia, una visione per affrontare i problemi. Assistiamo alle difficoltà di un’intera classe dirigente che, prigioniera delle sue polemiche, non si dimostra capace di assumersi la responsabilità per cui è stata chiamata. Una classe politica che sa litigare e dividere; incapace di dialogare ed unire in un progetto condiviso. Per fare ripartire l’economia e fare le riforme utili per il Paese servono principalmente due condizioni: una sufficiente coesione di forze riformatrici ed un orizzonte temporale dell’azione di governo non di brevissimo periodo».

«In tale contesto -ha rimarcato il presidente della Cia- s’inserisce l’azione per dare una svolta al mondo agricolo. L’Italia ha bisogno di una nuova politica agraria nazionale, più volte chiesta ed annunciata, ma mai nemmeno messa in cantiere. Abbiamo necessità di un progetto per l’agricoltura, non più solo di provvedimenti di emergenza e frammentari. Questo deve essere il segno di discontinuità con il passato. Occorre sviluppare ricerca ed innovazione, ricambio generazionale e aggregazione fondiaria, efficienza dei mercati, sostegno della competitività e costi di produzione, semplificazione amministrativa. Presenteremo le nostre proposte al ministero, sperando che, nel frattempo, si sia recuperato il filo della coesione nazionale al quale ha fatto riferimento il Presidente del Consiglio nel discorso alle Camere».

Dopo aver espresso condivisione alla proposta del presidente della Confindustria per «Patto per le riforme e lo sviluppo» tra tutte le forze sociali per spronare il governo e mobilitare tutte le energie del Paese sugli obiettivi della crescita, Politi ha sottolineato che «nella prospettiva del federalismo fiscale, noi dobbiamo saper cogliere tutte le possibilità per gli agricoltori di accedere all’insieme della ‘politica regionale unitaria’. Essa costituisce un’importante fonte finanziaria per le Regioni e per lo sviluppo dell’agricoltura e delle aree rurali: sono 105 miliardi per il periodo di programmazione 2007-2013».

«Lo sviluppo dell’agricoltura e delle aree rurali -ha affermato il presidente della Cia- non deve essere relegato alla riserva indiana della Pac. Dobbiamo guardare al di là dei nostri steccati. Dobbiamo cogliere tutte le opportunità che la politica unitaria regionale può offrire per lo sviluppo dell’agricoltura. Questo dovrà essere tema di continuo confronto con le Regioni».

«La legge finanziaria 2010-2012 e la successiva manovra correttiva hanno confermato i ‘tagli’ alle risorse destinate all’agricoltura e la mancata proroga di agevolazioni fiscali e contributive. Un disinteresse totale nei confronti di un settore in grande affanno. I costi per le imprese -ha rilevato Politi- si sono impennati, i prezzi sono caduti in maniera verticale, i redditi sono stati falcidiati. In termini reali, l’agricoltura ha perso in tre anni il 3 per cento del suo valore aggiunto. Uno scenario complesso che deve essere corretto al più presto da nuove e più concrete politiche. Il ‘made in Italy’ alimentare è soggetto a troppi attacchi e pratiche anticoncorrenziali. La questione deve essere affrontata seriamente e nelle sedi opportune, l’origine non può essere considerata l’ennesima bandiera propagandistica. Insomma, ci vuole un reale cambiamento che la stessa riforma della Pac post 2013 ci impone».

«Siamo, infatti, convinti che la Pac non potrà, da sola, aiutarci a superare le criticità della nostra agricoltura ed a valorizzare e consolidare le tante eccellenze ed i punti di forza che pure ci sono. Abbiamo bisogno -ha detto il presidente della Cia- di un progetto per l’agricoltura. Le imprese agricole soffrono la concorrenza esercitata da paesi che hanno il vantaggio di minori costi produttivi o di più efficienti dimensioni strutturali ed organizzative. Poniamo al centro della Pac le imprese professionali e la necessità di promuovere modelli organizzativi più competitivi in grado di valorizzare sui mercati la produzione agroalimentare europea».

«A metà novembre il Commissario all’Agricoltura Ue Dacian Ciolos avanzerà le proprie proposte. Oggi non sappiamo ancora quali indicazioni presenterà la delegazione italiana. Il dibattito -ha rilevato Politi- si annuncia difficile e complesso; al centro vi sono nuovamente i due nodi: il primo è il sistema di finanziamento dell’Unione che vede storicamente contrapposti gli Stati membri finanziatori netti (tra questi molti dei Paesi fondatori) e gli altri il cui saldo netto è positivo (tra questi alcuni Paesi mediterranei e, questa è una novità, i nuovi Stati membri). Anche il nostro Parlamento non deve perdere questa occasione per fare sentire la sua voce sulla riforma della Pac. Dobbiamo essere autorevoli come delegazione governativa e forti come sistema Paese».

«Pur salvando il budget della Pac, dobbiamo mettere in conto -ha evidenziato il presidente della Cia- una riduzione del nostro plafond nazionale a causa della redistribuzione a favore dei nuovi Stati membri. Il secondo nodo è il futuro dei pagamenti diretti e la loro legittimità ed efficacia come strumento per la stabilità dei redditi agricoli. Si aggiungono, come corollario, l’introduzione di alcuni strumenti di sostegno ai mercati (la cosiddetta rete di sicurezza), l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente e sui cambiamenti climatici».

«Tenuto conto di questi vincoli, la mia opinione è che -ha sostenuto Politi- una quota significativa del budget della Pac sia collocata in un apposito capitolo contenente le misure anticicliche e di gestione delle crisi di mercato: sostegno ai regimi assicurativi sui redditi e sui danni atmosferici; costituzione di fondi di mutualità promossi dalle organizzazioni di prodotto. Non è quindi azzardata l’idea che la discussione sul futuro della Pac e sugli strumenti per migliorare il funzionamento delle filiere alimentari siano intrecciati e seguano un percorso comune».

«L’agricoltura europea -ha sottolineato il presidente della Cia- deve essere sostenuta per affrontare la crisi alimentare e la crescente domanda di cibo. È un obiettivo evocato (il G8 del luglio 2009), spesso considerato implicito, quasi mai sostenuto da coerenti scelte di governo. Il tema di produrre e trasferire innovazioni agronomiche ed organizzative in agricoltura è prioritario per affrontare le sfide e dare credibilità alla Pac. Esse dovrebbero assumere un peso di rilievo nella Pac post 2013».

«I finanziamenti della Pac -ha detto Politi- potranno essere indirizzati per rendere sopportabili i costi di accesso all’innovazione da parte degli agricoltori, sia attraverso interventi diretti, sia promuovendo azioni di sistema. Per questo non erano sufficienti le norme sulla condizionalità; per questo, quando parliamo di ‘beni e servizi ambientali’ dovremmo avere in mente nuovi modelli di produzione, quella che definimmo una nuova rivoluzione agronomica che permetta di rendere compatibili i due obiettivi della produttività e della sostenibilità ambientale. La ricerca ed il trasferimento delle innovazioni in agricoltura non possono essere considerati temi estranei alla Pac».

«La Pac -ha concluso il presidente della Cia- dovrà contenere nuovi e, rispetto ad oggi, più efficaci strumenti per favorire la ricomposizione fondiaria, il ricambio generazionale e l’ingresso dei giovani in agricoltura».