21 settembre 2019
Aggiornato 17:30
Imprese agricole

Agricoltura: anche il 2010 sarà un «anno nero»

In calo produzione e valore aggiunto. Crollano i prezzi, impennata dei costi. Redditi tagliati. E le imprese chiudono e investono sempre di meno

ROMA - Le prime stime della Cia per l’annata agraria che sta per concludersi confermano una situazione alquanto complessa per il settore primario. Agricoltori in grave affanno. In diminuzione il numero delle aziende. Consumi alimentari ancora al palo. I giovani incontrano difficoltà crescenti. Aumentano gli oneri sociali, soprattutto a causa della fine della fiscalizzazione, e la spesa dei fattori produttivi, anche per l’abolizione del «bonus gasolio».

Anche il 2010 sarà «un anno nero» per l’agricoltura italiana. Dopo i dati fortemente negativi registrati nel 2009, s’annuncia, infatti, un calo della produzione (meno 2,1 per cento) e del valore aggiunto in flessione (meno 2,5-3 per cento), con i prezzi all’origine in frenata (meno 4/5 per cento) e costi (produttivi, contributivi e burocratici) in ulteriore crescita (più 4,5 per cento), mentre i redditi degli agricoltori dovrebbero subire un nuovo «taglio», ma certamente meno drastico (tra il 6 e il 7 per cento) rispetto ai precedenti dodici mesi, quando si è avuta una flessione di circa il 21 per cento. Export in crescita (più 3,3 per cento in valore) e import in lieve rallentamento: e così il disavanzo della bilancia commerciale agroalimentare dovrebbe ridursi notevolmente (meno 24 per cento in volume e meno 10 per cento in valore). Per quanto riguarda, invece, i consumi alimentari domestici, dovrebbero rimanere al palo (più 0,1 per cento). Sono queste le prime stime dell’a nnata agraria in corso compiute dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base delle ultime analisi dell’Ismea e presentate in occasione della quarta Conferenza economica di Lecce.

Il calo produttivo - sottolinea la Cia - è dovuto soprattutto dalla contrazione delle coltivazioni (meno 3,2 per cento). Stabile, al contrario, dovrebbe essere l’andamento del settore zootecnico. In discesa dovrebbero risultare, in particolare, il comparto dei cereali e quello ortofrutticolo (trainato in special modo dal pomodoro da industria e dalla frutta estiva). Il risultato totale non dovrebbe, tuttavia, toccare i livelli negativi del 2009 (meno 2,7 per cento).

In difficoltà, anche se meno rispetto allo scorso anno, il fronte dei prezzi praticati sui campi. Nel 2009 -ricorda la Cia- si registrò una diminuzione di circa il 14 per cento. Il 2010 dovrebbe chiudersi con un «rosso» meno appariscente. Stesso discorso per i costi che nello scorso anno hanno segnato una crescita superiore al 12 per cento. E’ previsto un aumento più contenuto, anche se gli oneri sociali (anche a causa della fine della fiscalizzazione) sono destinati a pesare in maniera evidente sulla gestione delle imprese, in particolare quelle delle aree montane e svantaggiate che assumono manodopera. Sulla spesa dei fattori produttivi, comunque, peserà l’abolizione del «bonus gasolio».

Per quanto riguarda i consumi domestici, dopo il lieve incremento tendenziale del primo trimestre 2010 (più 0,8 per cento), le stime dell’Ismea -ribadisce la Cia- indicano per il periodo aprile-giugno una battuta d'arresto (meno 0,6 per cento). Pertanto, per il primo semestre 2010, si stimano consumi domestici stabili, mentre la spesa continua a diminuire a causa anche della riduzione dei prezzi al consumo (meno 3 per cento la variazione media riferita al primo semestre del 2010).

Il dato complessivo sui volumi di acquisto - come avverte l’Ismea nel suo ultimo rapporto - nasconde, tuttavia, al suo interno, dinamiche molto differenti da settore a settore. Innanzitutto, la stagnazione dei consumi domestici nei primi sei mesi del 2010 riguarderebbe, di fatto, solo alcuni dei principali aggregati: derivati dei cereali, carni suine e salumi, frutta e agrumi. Appaiono in flessione, invece, i consumi di prodotti ittici, vini e spumanti e carni bovine; all'opposto, risulterebbero in crescita latte e derivati, ortaggi e patate, olio di oliva e carni avicole.

Tra i derivati del frumento (più 0,2 per cento nel primo semestre 2010), continua la flessione dei consumi domestici di pasta (meno 3,6 per cento) e pane (meno 2,4 per cento), nonostante il calo dei prezzi nel primo caso e l'ulteriore crescita dei prezzi nel secondo caso. La frutta fresca ha, dal canto suo, registrato una flessione dei volumi di acquisto (meno 1,5 per cento nei primi sei mesi dell’anno) e la concomitante riduzione dei prezzi medi al consumo ha provocato un’accentuata flessione della spesa (meno 11,5 per cento).
Nel 2010 è previsto un calo (meno 3,5 per cento) degli investimenti imprenditoriali e il numero delle aziende dovrebbe segnare una nuova flessione: oltre 50 mila in meno rispetto al 2009, con una contrazione del 2,4 per cento. Un quadro allarmante al quale si aggiunge il fatto che dal 2000 hanno chiuso i battenti più di 500 mila imprese. Non basta. Solo 112 realtà imprenditoriali hanno un conduttore giovane, il 6,6 per cento del totale. Il che significa che nell’agricoltura italiana non vi è ricambio generazionale: soltanto il 16 per cento delle nuove aziende è guidato da un giovane e solo nel 2,3 per cento delle aziende storiche è subentrato un giovane nella conduzione.