19 novembre 2019
Aggiornato 21:00
Per i giovani nessun incentivo

Italiani in aiuto dell’agricoltura

Per 8 su 10 c’è poca attenzione, mancano vere politiche. Oltre il 90 per cento vuole sicurezza alimentare, etichetta d’origine e dice no agli Ogm

ROMA - I cittadini italiani corrono in aiuto dell'agricoltura. Oltre otto su dieci (84 per cento) affermano che l’attenzione delle istituzioni nei confronti degli agricoltori è molto bassa e che c’è l’esigenza di nuove politiche, di interventi incisivi a favore delle imprese agricole. Non solo. L’82 per cento è favorevole ad accordare un sostegno finanziario agli imprenditori agricoltori per garantire produzioni «made in Italy», di qualità, tipiche e legate al territorio. Il 56 per cento, inoltre, per salvare l'ambiente, afferma di essere disponibili a pagare il 10 per cento in più i prodotti agricoli, ovviamente nazionali, se coltivati in modo da non aggravare il cambiamento climatico. Più di nove su dieci sono, invece, fortemente contrari all’introduzione di Ogm nelle coltivazioni nelle nostre campagne. E’ quanto evidenzia un sondaggio effettuato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori su come i nostri connazionali vedono il ruolo del settore primario e su quali strumenti ut ilizzare per garantire margini di crescita e competitività. I primi dati della ricerca sono stati presentati nel corso della quarta Conferenza economica in corso a Lecce.

Insomma, i cittadini italiani credono nell'agricoltura e dimostrano preoccupazione (88 per cento) per il calo dei redditi degli agricoltori e per il rischio che tale fattore possa provocare un ulteriore abbandono delle campagne, con la conseguente chiusura di imprese, come è avvenuto negli ultimi dieci anni per oltre 500 mila realtà aziendali. Sta di fatto che il 90 degli interpellati considera l'agricoltura un elemento importante per l'avvenire.

L’attuale politica per il settore primario, però, non piace affatto agli italiani. Ad allarmare è soprattutto la mancanza di incentivi per i giovani che intendono lavorare in agricoltura. Su questo aspetto si trovano d’accordo 9 nostri connazionali su dieci (91 per cento). Un problema grave che -viene affermato- può «impoverire» il settore e far crescere la nostra dipendenza alimentare dall’estero. E proprio le importazioni destano non poche perplessità. Il 78 per cento si fida poco, infatti, delle produzioni che varcano i nostri confini. In particolare, quelle che provengono dalla Cina. Vengono citati i casi della passata di pomodoro e del latte. Ma anche per altri tipi di cibo che viene dal grande paese asiatico c’è molta diffidenza, per non dire totale preclusione (dagli ortaggi trasformati ai succhi di frutta, all’aglio, prodotto che ha invaso i mercati della Penisola).

La stragrande maggioranza degli intervistati (il 92 per cento) ritiene assolutamente necessaria un’etichetta «trasparente» in cui sia indicato chiaramente il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti.
La quasi totalità degli italiani (nove su dieci) vuole massima sicurezza alimentare e chiede misure efficaci per reprimere sofisticazioni e adulterazioni dei prodotti. La sicurezza è, quindi, al primo posto nelle scelte alimentari. Una tendenza -avverte la Cia- che è stata rafforzata anche dagli ultimi «scandali» e in particolare dalle vicende che hanno riguardato i sequestri di prodotti «pericolosi» per la salute.
Il 78 per cento nutre molta fiducia per i controlli alimentari da parte delle autorità preposte (Nas, Carabinieri delle Politiche agricole, Guardia di Finanza e Guardia forestale). Controlli che -viene sottolineato nell’inchiesta- funzionano, ma che vanno resi ancora più stringenti e, pertanto, va mantenuta molto alta la vigilanza, proprio per garantire al massimo i consumatori e tutelare, nello stesso tempo, gli agricoltori italiani che producono qualità.

Il 65 per cento trova, inoltre, positiva la Politica agricola Ue (Pac). Chiede, tuttavia, che vengano operate alcune correzioni, in modo da sostenere di più le produzioni mediterranee (come quella italiana) che «soffrono» -viene rimarcato- dello «strapotere» di quelle nordiche e continentali.
Dalla ricerca della Cia, comunque, emerge con forza che per gli italiani si deve puntare su due grandi priorità in materia di politica agricola: i prodotti (8 su dieci) devono essere di qualità, sani e non pericolosi; agli agricoltori (7 su dieci) vanno assicurati prezzi ragionevoli per poter continuare a produrre.
Sulla decisiva sfida della tutela e della valorizzazione dell'ambiente il 63 degli italiani ritengono che l'agricoltura non sia una delle principali cause del cambiamento climatico. L'83 per cento è, però, dell’opinione che agli agricoltori vadano destinati sostegni, sia europei che nazionali, per poter cambiare il loro modo di produrre e fornire un migliore contributo per migliorare il clima. Modificare l'approccio a produrre è, infatti, considerato necessario dal 68 per cento degli italiani, anche se questo si può tradurre in una diminuzione della competitività dell'agricoltura.

Tutto questo, però, non deve essere inteso -sostiene il 76 per cento- come una chiusura all’innovazione. Le aziende agricole devono continuare ad investire in moderne tecnologie che aiutino il progresso delle campagne. Una cosa, comunque, è certa: il 92 per cento degli italiani è contro l’utilizzo degli organismi geneticamente modificati in agricoltura e chiede che in Italia sia fatta una legge chiara che impedisca, una volta per tutte, il biotech nelle campagne. A tal proposito viene chiesto che qualsiasi prodotto importato dall’estero abbia in etichetta l’indicazione se è stato confezionato o coltivato con elementi transgenici.
In questa ottica la ricerca evidenzia che il 54 per cento degli italiani sollecita una crescita delle produzioni biologiche, mentre il 75 per cento chiede un utilizzo sempre più ridotto dei prodotti chimici nel lavoro dei campi.