7 giugno 2020
Aggiornato 03:00
Pensioni

Pensioni con 40 anni di contributi, retromarcia di Sacconi

I sindacati sul piede di guerra per l'emendamento del relatore Antonio Azzolini (PdL)

ROMA - Dal 2016 per andare in pensione non basteranno più 40 anni di contributi. La riforma strutturale del sistema pensionistico italiano arriva a sorpresa con un emendamento del relatore Antonio Azzollini (Pdl) alla manovra economica del governo. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, prima afferma che il governo valuterà la norma e poco dopo annuncia che la cancellerà.

Dal 2016 tutti i requisiti di pensionamento verranno aggiornati, ogni tre anni, sulla base dell'incremento della speranza di vita calcolata dall'Istat. Adeguamento che, stando all'emendamento, riguarderà non solo i requisiti anagrafici, ma anche il requisito unico dei 40 anni di contribuzione che consente di andare in pensione a prescindere dall'età.

SACCONI - Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, parlando a SkyTgEconomia, spiega che l'emendamento «riunisce norme in parte già varate» e assicura che «per quanto riguarda lo specifico segmento relativo ai lavoratori che accumulano 40 anni di contributi ci sarà una riflessione». Poco dopo arriva la retromarcia. Si presenta in Senato e afferma che la norma «è stato un refuso: non era intenzione né mia, né di Tremonti né di Azzollini. Sarà cancellata».

SINDACATI - L'emendamento Azzollini ha scatenato subito un coro di 'no' dai sindacati a un'ulteriore «penalizzazione» per i lavoratori. La Cgil parla di una «follia» che penalizza doppiamente i lavoratori già costretti a uscire più tardi dal mondo del lavoro e lavorare gratis nel periodo di permanenza forzata e la Uil sottolinea «l'ulteriore penalizzazione». Per Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl si tratta di «un sacrificio enorme» chiesto ai lavoratori. Ma, poco dopo, Bonanni prende atto della «opportuna e dovuta precisazione del ministro del Welfare, Sacconi. Sulle pensioni non è proprio il momento di creare inutili allarmismi tra i lavoratori, a giudicare anche dall'enfasi con cui i mass media avevano rimarcato la notizia dell'emendamento sull'età pensionabile».

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