2 giugno 2020
Aggiornato 08:00
La crisi economica

Tremonti: labirinto di leggi fa paura

Per il Ministro dell'economia serve la modifica degli artt. 41 e 118 della Costituzione. Epifani: «Rischio è manovra bis»

LEVICO TERME - Deregulation del mondo delle imprese, affermazione del principio della buona fede, autocertificazione, controlli ex post per le imprese, perché l'Italia «non può competere con sistemi troppo diversi dal nostro e per farlo dobbiamo lasciare giù un po' di zavorra». Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, riprende a Levico Terme, alla festa nazionale della Cisl, i temi sviluppati a Santa Margherita Ligure alla convention dei giovani imprenditori.

BUROCRAZIA E IMPRESA - La platea è amica, lo applaude molto spesso, e lui ricambia, dicendo di parlare a «una platea di uomini liberi e forti». E poi ricapitola i capisaldi della sua proposta di riforma del mondo delle imprese. «L'idea è semplice: aggiungere nell'art.41 della Costituzione il principio del riconoscimento della responsabilità alla persona. Poi la segnalazione di inizio attività con l'autocertificazione, - aggiunge - e l'idea dei controlli solo ex post e, infine, il riconoscimento della buona fede. Questo deve essere fatto da subito per legge ordinaria e questi cinque principi devono essere blindati con legge costituzionale - continua - perché nel nostro sistema, che è bloccato, se non cambi la Costituzione si blocca tutto».
Tremonti ha anche ricordato che «questo è un Paese in cui le leggi sono troppe e che ogni anno produce 4 Km di Gazzetta Ufficiale e 1 km quadrato di regole. Per il ministro dell'Economia «la modifica della Costituzione non può essere limitata all'art. 41 «ma estesa anche all'art.118, che è la piramide dei rapporti tra Stato, Regioni e Comuni, introducendo in nome della responsabilità dell'individuo una diversa articolazione della sussidiarietà».

EPIFANI: RISCHIO MANOVRA BIS - Dallo stesso palco, poco dopo, ha parlato anche Guglielmo Epifani, segretario Cgil, reduce dalla manifestazione di sabato a Roma con gli statali: «Il rischio che la manovra sia annacquata c'è, nel senso ad esempio che i soldi che il governo prevede rientreranno dalla lotta all'evasione fiscale sono tanti, 8 o 9 miliardi, e se non saranno così tanti, ci sarà bisogno di un'altra manovra. Quindi è presumibile - ha continuato Epifani - che il problema ci si riproporrà più avanti e per questo, alla fine, è una manovra che non mette al riparo i nostri conti».

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