24 ottobre 2020
Aggiornato 20:01
Sicurezza sul lavoro

Il sindaco di Civitavecchia chiude la centrale Enel

L'azienda: ne prendiamo atto. Dieci indagati tra cui 7 dirigenti della società all'impianto di Torrevaldaliga

CIVITAVECCHIA - La centrale Enel di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia chiude. La decisione è stata presa dal sindaco del comune che ospita l'impianto riconvertito a carbone pulito. Dopo la morte dell'operaio 34enne, Sergio Capitani, avvenuta sabato scorso, a causa di un incidente in centrale per il getto di acqua a ammoniaca fuoriuscito da un tubo, nella fase di produzione dell'impianto. Intanto, la procura di Civitavecchia ha iscritto sul registro degli indagati 10 persone per il reato di omicidio colposo, in relazione alla morte di Capitani. Gli accertamenti dell'autorità giudiziaria riguardano, tra gli altri, 7 tra dirigenti e responsabili dell'azienda elettrica in forze a Torrevaldaliga Nord. Gli inquirenti, secondo quanto si è appreso, avrebbero inviato diversi inviti a comparire. Gli altri sotto accusa, sono due responsabili della ditta Guerrucci (per cui lavorava Capitani) e uno dell'impresa Chiodi.

Il primo cittadino di Civitavecchia al termine di una giornata concitata ha annunciato una delibera sindacale condivisa dalle altre istituzioni locali tra cui il comune di Tarquinia e le province di Roma e Viterbo: la centrale si fermerà il tempo necessario alle verifiche e per accertare le modalità di impiego delle ditte appaltatrici. Il provvedimento interessa 1.500 dipendenti circa per i quali già domani saranno predisposte con i sindacati tutte le procedure per la cassa integrazione. La decisione, che era nell'aria già questa mattina nel corso dell'incontro che il sindaco, Giovanni Moscherini, ha avuto con gli operai in sciopero, è di quelle forti: «Siamo al terzo morto, adesso basta», ha detto il primo cittadino. Enel prende atto della decisione e di riserva valutazioni dopo la lettura della delibera. Nessun effetto comunque per il flusso di elettricità, assicurano da Terna: non ci saranno problemi sulla rete.

La giornata era iniziata con le proteste degli operai questa mattina davanti alla centrale sulla quale già è stata predisposta un'inchiesta della magistratura dopo l'incidente di sabato e che ha portato al sequestro di un dei tre gruppi dell'impianto. I lavoratori hanno scioperato oggi per otto ore, per quella che per loro, soprattutto dipendenti della ditta Guerrucci, per la quale lavorava Capitani, è stata una giornata di lutto per ricordare un collega la cui sciagura, hanno detto gli operai davanti ai cancelli, «sarebbe potuta capitare a tutti. Dopo gli operai si sono trasferiti nella sala consiliare del Comune occupandola e chiedendo un incontro al sindaco prima di quello con i sindacati e i rappresentanti dell'azienda che ci sarebbe stato più tardi nel pomeriggio. Nel corso dell'incontro alcuni dipendenti della ditta Guerrucci hanno protestato verso il sindaco spiegando che se l'incidente fosse capitato in «un giorno feriale con tutte le maestranze al lavoro sarebbe stata una strage». Alcuni operai hanno urlato di essere costretti «a lavorare sotto ricatto per 1.000 euro al mese con il timore di essere licenziati a causa di contratti di breve durata» anche di due mesi. Secondo alcuni le condizioni di sicurezza «quelle serie» raccontano, «non ci sono». «Si preoccupano di guanti e mascherine», urla qualcuno, «ma non delle cose serie: quel tubo non avrebbe dovuto essere in pressione mentre era in corso la manutenzione».

Dopo circa due ore arriva la decisione del sindaco al termine dell'incontro con i rappresentanti di Enel, sindacati e istituzioni. Il primo cittadino vuole vederci chiaro perchè in quella centrale sono già morte tre persone: deve essere fermata per le verifiche necessarie. Una prima fase di controlli sarà «a freddo», vale a dire che le verifiche saranno fatte mentre la centrale non è in funzione. Sarà poi riaperta con decisione che spetterà anche all'Inail e all'Asl quando i tecnici istituzionali «avranno finito il loro lavoro e avranno tutto il tempo per farlo». Successivamente partirà una seconda fase «a caldo» con controlli successivi alla riattivazione della produzione. Una decisione arrivata tra l'applauso unanime dei rappresentanti sindacali e degli operai.