24 ottobre 2020
Aggiornato 19:30
Martedì lo sciopero

Incidente di Civitavecchia, procedono le indagini

La Procura deve chiarire la dinamica e la causa del decesso dell'operaio. Migliorano intanto le condizioni dei quattro colleghi della vittima

CIVITAVECCHIA - Dovrebbe essere stato un violento getto di vapore di acqua e ammoniaca fuoriuscito da un tubazione ad investire, intorno alle 12.30 di ieri, i cinque operai che erano saliti a una dozzina di metri per un intervento ordinario di manutenzione nell'area del quarto gruppo di generazione della centrale Enel a carbone di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia.

LA RICOSTRUZIONE - Il 34enne Sergio Capitani di Tarquinia (Viterbo), dipendente della ditta Guerrucci, era il più vicino al tubo e il getto lo ha investito in pieno sbalzandolo di alcuni metri, probabilmente contro il supporto della piattaforma sulla quale si trovavano gli operai, e dove ha battuto violentemente la testa morendo poco dopo.
Questa la ricostruzione più probabile della quarta morte bianca registrata nella centrale e nel suo cantiere dal 2007. Una ricostruzione che ora è al vaglio degli investigatori dell'Arma coordinati dalla Procura di Civitavecchia e al centro dell'inchiesta interna disposta dall'Enel. Si dovrà capire l'esatta dinamica dell'incidente e se la fuoriuscita sia stata causata da uno scoppio (l'ipotesi che pare meno probabile) o se, ad esempio, ci sia stato il cedimento di una giuntura della tubazione che sembra fosse parzialmente otturata. Non solo: le indagini dovranno fare luce anche sul rispetto delle procedure e degli standard di sicurezza e su eventuali responsabilità di terzi. Alcuni indizi potrebbero venire dall'esame autoptico della vittima disposto dal magistrato. Intanto i carabinieri hanno fatto i primi rilievi, iniziato ad ascoltare i testimoni e a raccogliere elementi utili all'inchiesta.

MARTEDÌ SCIOPERO - Martedì prossimo nella centrale ci sarà uno sciopero di otto ore, proclamato poco dopo l'incidente dalle segreterie territoriali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. Un primo e immediato segnale dato all'azienda dai sindacati, che non escludono ulteriori iniziative probabilmente successive all'incontro urgente chiesto a Enel, e nel caso questo venisse ritenuto non soddisfacente. Tra gli operai dell'impianto e i dipendenti delle ditte appaltatrici si respira una grande rabbia e preoccupazioni per le condizioni di lavoro e della sicurezza.

Migliorano intanto le condizioni dei quattro colleghi della vittima rimasti feriti, per loro soprattutto ustioni non profonde oltre al grande choc.