28 gennaio 2020
Aggiornato 01:00
Dati Assofin a consuntivo di giugno 2009

I dati sul credito al consumo confermano la crisi

Lo sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef

ROMA - Se ci fosse ancora bisogno di prove per testimoniare le situazione di difficoltà in cui versano le famiglie, basta guardare i dati Assofin a consuntivo di giugno 2009 relativi al credito al consumo.
Si tratta di dati drammatici, che forniscono un quadro preciso dello stato di crisi dell’economia e della famiglie, specialmente di quelle a reddito fisso, da lavoro e da pensione.

Da tali dati, infatti, si evince una forte contrazione del credito al consumo per acquisti rateali del -20%, che conferma la tendenza degli italiani a ridurre fortemente l’acquisto di beni durevoli e che va di pari passo con la contrazione dei consumi che, secondo le previsioni dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, in mancanza di interventi immediati, registreranno, nel 2009, un -2,5% (pari ad una minor circolazione di oltre 20 miliardi di Euro nel mercato).
Per contro, invece, aumentano i prestiti personali mediante cessione del quinto e carte revolving, quelli, cioè, contratti per affrontare la quotidianità.

A partire da tale situazione, su base annua si può profilare:
- una riduzione di -4,2 miliardi di Euro per prestiti finalizzati;
- un aumento di +1,1 miliardi di Euro per carte revolving e cessione del quinto dello stipendio.
«I dati Assofin evidenziano una situazione particolarmente preoccupante, in cui le famiglie non si indebitano più per acquistare beni durevoli, ma per «tirare avanti»» – sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

Il quadro presentato da Assofin (associazione che da anni segue con rigore tali andamenti), dovrebbe fungere da «sussidiario scolastico» per le azioni di Governo, che, per rilanciare i consumi, come chiediamo da tempo, dovrebbe mettere in campo le seguenti manovre:
1. una detassazione delle famiglie a reddito fisso da lavoro e da pensione, per almeno 1200 Euro annui;
2. la restituzione, come promesso, del fiscal drag;
3. l’istituzione di congrui strumenti di sostentamento per precari e disoccupati;
4. interventi funzionali per un abbattimento dei prezzi di almeno il 20%.

Peraltro, vorremmo aggiungere che sui prestiti influiscono certamente anche i tassi di interesse, che rimangono peraltro molto elevati, dai dati di Bankitalia, in media, del 16%, a fronte di un costo del denaro attorno all’1%. Incredibile ed iniquo divario a cui bisognerebbe dare risposte concrete, non limitandosi a dei «teorici» rimproveri.