30 marzo 2020
Aggiornato 19:00
Osservatorio Assofin - CRIF - Prometeia

Credito alle famiglie in riduzione nel 2009

Battuta d’arresto per le erogazioni di credito al consumo nel corso del 2009 (-11,2%) e nel 1° trimestre 2010 (-4,9%)

MILANO - Secondo la ventottesima edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, CRIF e Prometeia, il mercato del credito alle famiglie in Italia ha continuato a manifestare segnali di fragilità anche nella seconda parte del 2009, riflettendo la debolezza della domanda su cui ha indubbiamente pesato l’incertezza delle prospettive economiche derivante dalla flessione del reddito disponibile e dei consumi e dalle tensioni sul mercato del lavoro. In tale contesto, inoltre, le strategie degli operatori si sono mantenute prudenti, privilegiando il contenimento del rischio, a discapito dell’aumento dei volumi.
Le erogazioni di credito alle famiglie italiane nel corso del 2009 hanno subito un calo sia per quanto riguarda i prodotti di credito al consumo che i mutui, anche se si evidenzia un trend in graduale miglioramento nel quarto trimestre 2009 e nel primo trimestre 2010. Gli indicatori sulla domanda delle famiglie stanno infatti segnalando nei primi mesi dell’anno un lieve miglioramento rispetto al 2009 che si sta riflettendo nella minore caduta delle erogazioni di credito al consumo e nella crescita dei flussi per acquisto di abitazioni.

L’andamento del credito al consumo - Il comparto del credito al consumo chiude il 2009 con un valore di finanziamenti in calo del -11,2% rispetto all’anno precedente (contro il +1,3% registrato a fine 2008). Si osserva tuttavia un miglioramento, con una mitigazione del calo delle erogazioni nel quarto trimestre 2009, che prosegue anche nel primo trimestre 2010 (-4,9%).

A fine 2009 il calo delle erogazioni ha interessato la quasi totalità dei prodotti: i finanziamenti finalizzati ad acquisti di autoveicoli e motocicli mostrano una contrazione pari a -16,7% rispetto all’anno precedente, del tutto simile (-16,9%) a quella dei finanziamenti finalizzati all’acquisto di altri beni e servizi (arredamento, elettronica ed elettrodomestici, ciclomotori viaggi, servizi ed altri beni e servizi finanziabili). Anche la concessione di prestiti personali e di credito veicolato tramite carte rateali/opzione registra un’evoluzione negativa (rispettivamente -13,9% e -0,6% in confronto al 2008). Infine si rileva un deciso rallentamento nell’attività della cessione del quinto dello stipendio/pensione (+4,1% contro il +39,3% del 2008).

Il miglioramento registrato nel corso del primo trimestre del 2010 è da attribuire in larga misura all’evoluzione positiva dei finanziamenti auto (+2,3%) che, grazie alla coda degli incentivi statali ancora in vigore nel primo trimestre di quest’anno e non ancora operanti nello stesso periodo del 2009, hanno beneficiato del buon andamento delle immatricolazioni. Purtroppo la tendenza sembra destinata ad invertirsi con il venire meno delle misure di incentivazione. Nello stesso periodo gli altri finanziamenti finalizzati ed i prestiti personali riducono la loro flessione rispetto al 2009 (-7,6% e -14,2% rispettivamente), mentre i finanziamenti contro cessione del quinto e le carte rateali/opzione fanno registrare una contrazione piuttosto sostenuta del flussi erogati (-11% e -3,8% rispettivamente).

L’Osservatorio Assofin-CRIF-Prometeia ha anche messo in evidenza come, in questa fase di evoluzione del credito al consumo, cresca l’importanza del canale bancario (soprattutto per la collocazione di prestiti personali e di finanziamenti contro cessione del quinto), che riesce ad approcciare una clientela con un profilo meno rischioso.

L’andamento dei mutui immobiliari - Nel corso del 2009 le erogazioni di mutui immobiliari per acquisto alle famiglie hanno fatto registrare ancora un segno negativo (-14,2%), mentre sono cresciute le operazioni di surroga e sostituzione, favorite dalle misure sulla portabilità dei mutui.
Nel 2009 si è confermata anche la leggera ricomposizione della ripartizione per fasce di importo finanziato verso le classi di valore più contenuto, già registrata nel 2008, dopo una lunga fase di spostamento verso quelle di valore più elevato e coerentemente a tale dinamica; anche la tendenza verso l’allungamento delle durate contrattuali si arresta a partire dal 2008.
L’inversione di tendenza circa importi e durate è da collegare alla maggior prudenza sia delle famiglie nel sottoscrivere impegni finanziari, sia degli operatori nel concederli, al fine di tenere maggiormente sotto controllo il rischio.
La maggior cautela nelle politiche di offerta è testimoniata anche dalla quota di mutui con Loan to Value ratio oltre l’80% dell’immobile finanziato, pari ad appena il 5% dei flussi totali.
Infine, il 2009 ha anche segnato la fine della corsa al tasso fisso ed il progressivo ritorno tra le preferenze della clientela dei mutui a tasso variabile anche a seguito delle successive riduzioni da parte della Bce che ha portato i tassi di riferimento ai minimi storici: i mutui indicizzati, infatti, riguardano quasi la metà delle erogazioni (48% dei flussi) mentre nel 2008 rappresentavano appena un quinto dell’attività (18%). Al successo dei mutui indicizzati hanno contribuito, inoltre, le offerte di mutui a tasso variabile con un limite massimo all’innalzamento dei tassi di interesse (cap), proposte da un numero crescente di operatori. La riduzione dei flussi erogati sembra interrompersi nel primo trimestre del 2010 in cui si registra una crescita rispetto al corrispondente periodo del 2009 (+19,7%).
L’analisi della rischiosità

Il 2009 è stato un anno particolarmente critico per l’economia nel suo complesso e l’aspetto relativo alla rischiosità del mercato del credito ha assorbito inevitabilmente le difficoltà che le famiglie hanno incontrato nel mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario. Il cedimento occupazionale, inoltre, è stato il fattore che, più di altri, ha determinato la maggiore fragilità del segmento famiglie e la loro crescente difficoltà a rispettare le scadenze di pagamento dei finanziamenti.
Nel complesso le più recenti erogazioni si stanno riposizionando tendenzialmente su una clientela caratterizzata da maggiore solidità economica. Domanda e offerta appaiono, dunque, maggiormente prudenti e orientate ad una più accurata valutazione della sostenibilità del debito.
L’analisi del tasso di default (ovvero l’indice di rischio di credito di tipo dinamico che misura le nuove sofferenze e i ritardi di 6 o più rate nell’ultimo anno di rilevazione) per il credito al consumo mostra tuttavia un trend di crescita a piccoli passi visibile in tutto il 2009, che porta l’indicatore al 3,2%, per poi stabilizzarsi sullo stesso livello nel primo trimestre del 2010. Coerentemente con gli scenari delineati in precedenza, la rischiosità del credito al consumo riflette da un lato la contrazione delle nuove erogazioni, dall’altra l’aumento dei contratti a default. L’effetto congiunto di queste dinamiche fa innalzare il livello di rischio, che sebbene rimanga ancora sotto controllo, ha registrato un aumento di 0,6 punti percentuali nell’ultimo anno di rilevazione.
Anche l’analisi degli indicatori di rischio nel segmento dei mutui immobiliari mostra segnali di peggioramento: dopo una breve parentesi di rientro della rischiosità rilevato nel secondo trimestre del 2009, il tasso di default si è attestato al 2,2% a dicembre 2009 e al 2,3% a marzo 2010. Gli interventi di politica economica, orientati all’alleggerimento dei piani di rimborso e di politica monetaria nel mantenimento dei bassi tassi di interesse, destinati prevalentemente a rilanciare l’economia e sfociati anche nell’abbassamento delle rate per i prestiti a tasso variabile, hanno mitigato solo temporaneamente il rischio di credito.

Le prospettive - La domanda di finanziamenti delle famiglie, date le modalità e i tempi della ripresa economica avviata, si manterrà debole e non consentirà nei prossimi anni un deciso miglioramento nell’evoluzione del mercato complessivo del credito alle famiglie.
La fase di regolamentazione in atto rivolta a migliorare la trasparenza e la sostenibilità del debito delle famiglie sta inducendo nell’attività degli operatori azioni di cambiamento tali da configurare un mercato più attento alle esigenze dei clienti, alla semplicità dei prodotti e alla qualità del credito. Saranno dunque necessari investimenti volti al mantenimento e allo sviluppo del business, che continua a mostrare nel medio periodo buone opportunità di crescita. In particolare, diventa di fondamentale importanza investire maggiormente sulla formazione dei soggetti preposti al collocamento dei prodotti creditizi oltre che sulla comunicazione rivolta al cliente.

L’evoluzione del mercato del credito al consumo si manterrà modesta anche nel 2010, riflettendo la prosecuzione delle tendenze di ulteriore rallentamento in atto nei primi mesi dell’anno in corso (+3% le consistenze a fine 2010 rispetto al 2009). Del resto la ripresa dei consumi si è avviata ma con passo molto lento a fronte di un contesto di perdurante incertezza delle famiglie in relazione al mercato del lavoro, che potrebbe ancora portare ad una revisione al ribasso dei piani di spesa. Il consolidamento della ripresa economica nel biennio 2011-2012 dovrebbe invece condurre a un progressivo miglioramento della domanda delle famiglie, favorendo la crescita del credito al consumo, sebbene su ritmi comunque più contenuti rispetto al recente passato (+4,1% nel 2011 e un +5,2% nel 2012).

Anche per quanto riguarda i mutui l’andamento nel corso del 2010 rifletterà sia il perdurare della debolezza del quadro macroeconomico e la lenta ripresa del mercato immobiliare, sia l’incertezza delle famiglie in relazione all’evoluzione del mercato del lavoro e del reddito disponibile: la crescita del mercato è prevista attestarsi al +5,9% alla fine dell’anno, in leggero rallentamento rispetto al 2009, e risulterà più contenuta rispetto agli anni precedenti anche nel biennio 2011-2012, con un incremento rispettivamente al +4,3% e al +3,5%.

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