17 febbraio 2020
Aggiornato 17:00

XIV Congresso Filca-Cisl

Sintesi della relazione del segretario generale Domenico Pesenti

Ricostruire l’Abruzzo per ricostruire il Paese non è solo uno slogan, ma un impegno preciso preso dalle organizzazioni sindacali, imprenditoriali e di tutta la filiera del settore edile (23 associazioni firmatarie); questo impegno sarà reso pubblico negli Stati Generali delle Costruzioni, in programma a Roma il prossimo 14 maggio.
L’insieme di norme confuse e l’affermarsi di una logica improntata sovente al massimo ribasso hanno finito per penalizzare anche un sistema di imprese sano che invece va sostenuto e difeso.

Gli impegni che abbiamo preso per l’Abruzzo sono misure che devono essere adottate sull’intero territorio nazionale: è necessaria una ricostruzione rapida e sostenibile, bisogna affermare criteri di efficienza, legalità e qualità in tutte le attività di costruzione del Paese, e anche in chi le opere le realizza.
Sono concetti peraltro già evidenziati dal Protocollo di Intesa sottoscritto il 5 marzo scorso dalle parti sociali promotrici degli Stati Generali. La ricostruzione dell’Abruzzo deve diventare l’emblema della ricostruzione di tutto il Paese, anche attraverso la messa in sicurezza del territorio e l’avvio di un piano di manutenzione programmata per mantenere in efficienza il patrimonio edilizio. Gli Stati Generali vogliono rappresentare il luogo permanente della riflessione, della proposta e dell’attuazione di questa ricostruzione: un’azione che impegna il Paese per il suo futuro.

Edilizia
La crisi che sta investendo l’edilizia, settore che rappresenta ben il 12% del Pil nazionale, è molto grave: dai primi dati disponibili possiamo rilevare una riduzione delle ore lavorate del 26% nel mese di gennaio 2009 rispetto a gennaio 2008, con punte che arrivano fino al 50% in alcune province. Nel 2009 le stime parlano di 250.000 edili a rischio licenziamento.
C’è un paese da ricostruire con una edilizia di qualità: qualità nel prodotto, nei materiali, nella manutenzione e nel processo produttivo. Qualità fa rima con sostenibilità e regolarità.

Appalti pubblici
Serve il superamento dell’aggiudicazione al massimo ribasso per passare a quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa: ormai lo diciamo da anni ma restiamo inascoltati. Ora che sono più evidenti i danni provocati dal metodo del massimo ribasso dobbiamo cercare alleanze (imprenditori, associazioni, stazioni appaltanti) per convincere la politica a legiferare in tal senso.
Ma anche questo non basta: è necessario stabilire una presenza nei cantieri certa e obbligatoria dei direttori dei lavori o delle figure equivalenti.

Lavori privati
Bisogna agire utilizzando sistemi di contrapposizione di interessi come ad esempio sconti fiscali solo a fronte di regolarità contributiva e tracciabilità dei pagamenti riprendendo e rendendo stabile, negli sgravi e nelle regole, l’esperienza fatta con gli sgravi del 36% nelle ristrutturazioni e del 55% nel risparmio energetico.
Va resa obbligatoria la presentazione del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) prevedendo un sistema di sanzioni per le irregolarità compreso il non rilascio del certificato di abitabilità, la sospensione del permesso di costruire (fino ad avvenuta regolazione), sanzioni a carico dell’impresa e del direttore lavori, oltre che del committente.
Insieme alle sanzioni va costruito un sistema premiale. Bisogna completare il percorso del DURC giungendo alla congruità in tempi brevi. Così porteremo a compimento la più grande operazione di emersione e di lotta al lavoro nero mai realizzata in questo Paese.
Più di 200.000 sono infatti le posizioni regolarizzate con questo provvedimento che dimostra che con la collaborazione di contrattazione e istituzioni si può combattere l’irregolarità. Sono più le regolarizzazioni avvenute con questo sistema di quelle operate dagli interventi degli ispettori del lavoro.

Il sistema delle imprese
Sono ormai note le caratteristiche delle imprese edili italiane, contraddistinte da una endemica sottocapitalizzazione e da un’altissima flessibilità.
Pochissime sono le imprese di dimensioni medio-grandi, tra le quali, la maggior parte si distingue per l’assenza (totale o quasi) di personale operaio.
In molti casi, più che di grandi imprese, potremmo parlare di grandi studi di ingegneria o architettura, o di aziende specializzate nelle procedure di gestione dell’appalto, ma non di costruzione.
Oltre a realizzare un nuovo sistema di certificazione e la patente a punti per le imprese si deve arrivare a parificare la contribuzione tra lavoro dipendente e lavoro autonomo.

Il boom del lavoro autonomo
Dei 733.000 lavoratori autonomi censiti dall’Istat nel 2008 (a fronte di 1.238.000 dipendenti) una buona parte (70-80%) è costituita da lavoro dipendente «mascherato». La differenza contributiva (13-14 punti), oltre alla grandissima flessibilità e deresponsabilizzazione dell’impresa, è la vera molla che spinge alla crescita del lavoro autonomo.
Questo vale sia per i lavoratori italiani, sia per gli immigrati: non è voglia di imprenditoria ma solo una rincorsa all’abbattimento dei costi giocato ancora una volta sul fattore lavoro.

Il subappalto
Il subappalto sfrenato è stato il metodo che in questi anni ha permesso la distribuzione del lavoro fra miriadi di piccole e piccolissime imprese.
Questo processo ha portato alla distruzione delle imprese medie, strutturate, a favore dei gruppi, più o meno organizzati, che eseguono singole fasi di lavorazione.
Il subappalto selvaggio, a catena, è l’altra faccia della medaglia degli appalti al massimo ribasso. Non vi sono limiti al subappalto al punto che viene premiato dal legislatore anche il massimo frazionamento possibile (come prevedeva la Legge Obiettivo) e non vi sono limiti nemmeno per un subappaltatore che a sua volta vuole subappaltare arrivando così al sub–sub–subappalto.

Le pensioni
Il fondo (0,10%) istituito nel CCNL degli edili per anticipare l’uscita dal settore e il pensionamento rappresenta una forma di Welfare da incrementare e consolidare. Si parla di nuovi interventi sulle pensioni, si vuole alzare l’età pensionabile, giustificandolo con l’allungamento delle aspettative di vita.
L’età pensionabile non può essere norma uniforme per tutti i lavoratori ma deve essere legata al lavoro che le persone svolgono: non è la stessa cosa essere libero professionista, impiegato, o fare lavori manuali, pesanti, faticosi; non è la stessa cosa lavorare sulle impalcature a 25 anni o a 60, non si hanno le stesse garanzie occupazionali tra dipendenti pubblici e dipendenti privati, tra grandi aziende e piccole aziende. Dobbiamo costruire un sistema previdenziale integrato con gli ammortizzatori sociali e con le condizioni del mercato del lavoro.

La Responsabilità Sociale d’Impresa
Ci deve per forza essere un forte legame fra lavoratori–imprese-territorio che richiede quindi una gestione e un interesse reciproco.
La sfida dei prossimi anni per noi sarà quella di sperimentare gli strumenti della RSI (bilancio sociale, codici etici ecc..) per capire quali miglioramenti possano portare alla contrattazione e se elevino la qualità della vita dei lavoratori e di quanti direttamente, o indirettamente hanno contatti con queste imprese.
Gestire un’azienda secondo i canoni della RSI significa concepire l’impresa e il lavoro in maniera completamente nuova rispetto ai criteri tradizionali: vuol dire una totale partecipazione dei lavoratori ai processi decisionali, vuol dire aprire l’azienda al territorio e alla collettività.

La Filca
La nostra Associazione nel 2008 ha raggiunto 292.843 soci, 16.139 lavoratori in più rispetto al 2007, più di 80.000 nuove adesioni nel 2008. Oltre 60.000 soci sono lavoratori immigrati, il 21%, un dato che dimostra come l’Associazione sindacale sia un esempio e un primo elemento concreto di integrazione e convivenza.