25 febbraio 2020
Aggiornato 01:30
Influenza suini: niente psicosi

CIA: «I prodotti “made in Italy” sono sicuri»

«Continuare a consumare carne di maiale e salumi»

Niente psicosi. Continuare ad acquistare e mangiare carni suine, prosciutti e salami. Non c’è alcun pericolo. I prodotti «made in Italy» sono sicuri. Gli oltre cinquemila allevamenti nazionali sono sottoposti a rigidi e rigorosi controlli e i produttori da sempre orientano la loro azione nell’ottica della qualità e della sicurezza alimentare ed animale.. Questo l’appello lanciato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che invita i nostri concittadini a non lasciarsi trascinare da ingiustificati allarmismi che possono solo provare danni ad un settore, quello, appunto, della suinicoltura, che da tempo è costretto ad affrontare una crisi drammatica che ha già provocato danni rilevanti.

D’altra parte, proprio la suinicoltura italiana, famosa per la sua qualità e per le eccellenze (Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele, tanto per citarne alcune) famose e apprezzate in tutto il mondo, rivesta un ruolo di grande rilevanza nell’agroalimentare. I numeri parlano da soli: oltre 5 mila allevamenti; più di 9 milioni di capi suini; una produzione pari a 2,5 miliardi di euro; una valore al consumo della carne suina e dei salumi «made in Italy» 15,1 miliardi di euro.

Continuare, quindi, a consumare carne di maiale e salumi italiani è fondamentale, evitando di care in paure collettive e totalmente infondate che possono soltanto avere conseguenze disastrose per gli allevamenti e per l’occupazione, con riflessi per tutta la filiera agroalimentare.
Nel rilevare che attualmente il consumo pro-capite di carne fresca e di quella trasformata è di poco meno di 32 chili, la Cia sottolinea che le assicurazioni venute dagli organismi sanitari e da istituti scientifici autorevoli sono sufficienti per chiarire che la nostra carne suina è sicura sotto ogni punto di vita. E, pertanto, ogni timore da parte dei consumatori non deve sussistere.

La Cia ricorda che nel nostro Paese ci sono severi controlli da parte delle autorità competenti e tutte le strutture produttive (dall’allevamento alla trasformazione, alla vendita) seguono precise regole sanitarie che permettono di individuare immediatamente qualsiasi tipo di infezione. Non solo. Gli allevatori italiani si sono da sempre adoperati per la sicurezza e la qualità.

Per questo motivo la Cia rinnova l’invito di estendere anche al settore suino l’etichetta d’origine, come è già stato fatto, con successo, per la carne bovina e per quella avicola dopo le ben note vicende della Bse e dell’influenza aviaria. I consumatori hanno, infatti, tutto il diritto di conoscere la provenienza del prodotto che acquistano. In questo modo si ha una completa tracciabilità dell’intera filiera.