La crisi del sistema economico-finanziario rischia di far pagare un prezzo alto all'industria sarda
«Nelle ultime settimane il costo di piombo, alluminio e zinco è crollato sui mercati internazionali, con intuibili contraccolpi sulle industrie energivore sarde che lavorano prevalentemente queste materie prime»
«Nelle ultime settimane il costo di piombo, alluminio e zinco è crollato sui mercati internazionali, con intuibili contraccolpi sulle industrie energivore sarde che lavorano prevalentemente queste materie prime. Ritorna, così in primo piano, la mai chiusa questione energetica, che entro il 2010 deve trovare una soluzione strutturale, tempestivamente preparata e concordata dal Governo in modo da evitare alle industrie di Portovesme pericolosi salti nel buio». A denunciarlo, in un comunicato, il segretario della Cisl sarda Giovanni Matta.
«Entro il 15 settembre 2008 -spiega Matta- il Governo nazionale avrebbe dovuto fornire alla Commissione dell'Unione Europea l'ennesima giustificazione sulle compatibilità del progetto sul ciclo integrato Miniera CarboSulcis-Centrale per la produzione di energia elettrica. A quattro anni di distanza dell'avvio del percorso, che avrebbe dovuto garantire nuove prospettive al Carbone Sulcis e nel contempo risolvere l'annosa questione dell'alto costo dell'energia elettrica, condizione indispensabile per garantire un futuro tranquillo alle produzioni energivore del Sulcis, tutto appare ancora avvolto nelle nebbie. Nessuno sa niente su quali risposte il Governo abbia predisposto per Bruxelles. Voci ancora non confermate parlano di un improvviso stop dato a livello ministeriale alla procedura di messa a punto delle risposte, mentre i cosiddetti VPP (piani di potenza virtuale) suggeriti da Bruxelles per l'alluminio non sarebbero ancora stati elaborati».
«La Cisl e i lavoratori -conclude la nota- chiedono quanto durerà questa sospensione mentre al 2010 mancano solamente 15 mesi. Unica cosa certa è che, nonostante reiterate sollecitazioni, sinora il Governo non ha convocato alcun incontro, mentre la Regione sembra brillare per il suo silenzio in materia. Se la risposta degli organismi nazionali dovesse risultare insufficiente a fugare dubbi e perplessità dell'Unione Europea e Bruxelles dovesse imporre un altro stop al progetto, verrebbero meno le finalità dell'accordo sull'energia del dicembre 2003, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero. Con questa congiuntura internazionale, che non sembra di breve durata, non c'è più tempo da perdere e abbattere le tariffe è diventato di vitale necessità per le industrie energivore e per la sopravvivenza del polo metallifero di Portovesme».
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