29 agosto 2025
Aggiornato 08:30
Professioni

Cgil Cisl Uil, su riforma professioni temiamo poteri corporativi

«Viste le poche notizie di merito che trapelano, temiamo fortemente che il Governo rafforzerà e rilancerà il potere lobbistico e corporativo di alcune professioni»

A un anno dal varo del disegno di legge di riforma dell’intero sistema delle Professioni, che il Parlamento non attuò, «oggi il decisionismo legislativo del Governo torna a parlare e a discutere di «‘riforma’» ma «viste le poche notizie di merito che trapelano, temiamo fortemente che il Governo rafforzerà e rilancerà il potere lobbistico e corporativo di alcune professioni».

È quanto sostengono in una nota i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Agostino Megale, Giorgio Santini e Lamberto Santini, che motivano così la loro denuncia: «Il ministro della Giustizia, infatti, si preoccupa del futuro solo di 3, forse 4 Ordini Professionali (avvocati, notai, commercialisti e forse i consulenti del lavoro) e ne discute solo con loro».

Quanto all'impianto normativo del ddl presentato nella pasata legislatura, a cui Cgil Cisl Uil, avevano concretamente contribuito, «rompeva l’egemonia corporativa degli Ordini Professionali – prefigurandone la razionalizzazione, la democratizzazione e la rivisitazione delle attività riservate – liberalizzava il mercato con il riconoscimento delle Associazioni, rimetteva al centro l’interesse generale e la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini. Il Parlamento non fu capace di dare attuazione a queste scelte riformatrici. Esigenze reali del Paese che erano e restano innovazione, liberalizzazione e competitività, modernizzazione e sviluppo».

Inoltre, aggiungono, «il silenzio sulla attuazione del Decreto Legislativo 206 del 2007 (recepimento della Direttiva Europea sulle Qualifiche 36/2005), la dice lunga su quale risposta il Governo intende dare all’attacco condotto dagli Ordini Professionali al Sistema Duale (Ordini e Associazioni) attraverso il ricorso, assolutamente immotivato, al decreto interministeriale applicativo dell’art. 26». Nonostante ciò, continuano i dirigenti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, «il tempo scorre ed ora il Ministero della Giustizia, rispettando i tempi del decreto, si dovrà esprimere sulle domande presentate da più di 60 Associazioni per non cadere nella inefficienza amministrativa».

«Stavolta non saranno gli Ordini Professionali gli unici a decidere per tutti in Europa – concludono -. Se è questo che il Governo intende per «Riforma delle Professioni», Cgil Cisl Uil non possono e non intendono condividerlo. Cgil Cisl Uil sono e restano comunque disponibili al confronto».