18 dicembre 2018
Aggiornato 22:30

Gabriele Muccino torna in Italia con il suo «A casa tutti bene»

Un film che ha molto di personale quello del regista romano che torna nel bel paese e degli Stati Uniti spiega: «non è il posto dove vuoi stare davvero, ma comunque ti dà l'opportunità di conoscere te stesso come mai prima»

Gabriele Muccino sul set con Sabrina Impacciatore, Stefano Accorsi e Pierfrancesco Favino
Gabriele Muccino sul set con Sabrina Impacciatore, Stefano Accorsi e Pierfrancesco Favino (ANSA)

ROMA – E' un grande ritorno quello di Gabriele Muccino in Italia. Dopo più di 10 anni lontano dal suo paese d'origine e passati negli Stati Uniti, il regista torna, pare più rilassato e dimagrito, quasi a voler festeggiare i suoi 50 anni (compiuti a maggio), a Ischia a Villa Gancia di Forio per le riprese del suo nuovo film «A casa tutti bene». Sono in tantissimi gli attori che da metà settembre Gabriele Muccino ha chiamato a raccolta per la sua ultima fatica scritta a quattro mani con Paolo Costella e che uscirà il 14 febbraio 2018. Compagni di strada fin dagli esordi, come Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi e Sabrina Impacciatore, due grandi signore del cinema Made in Italy, Stefania Sandrelli e Sandra Milo, e poi ancora Claudia Gerini, Carolina Crescentini, Gianmarco Tognazzi, Massimo Ghini, Valeria Solarino, Giampaolo Morelli. Il film racconta la storia di una famiglia allargata che si riunisce in un'isola per le nozze d'oro di Alba (Sandrelli) e Pietro (Marescotti) e si ritrova costretta a convivere per tre lunghi giorni a causa delle condizioni avverse del mare.

Un ritorno maturo e consapevole
Un grande ritorno al paese di origine da cui mancava dal 2005: «Un ritorno esistenziale dopo aver fatto cose che non avrei mai immaginato di fare - spiega Gabriele Muccino durante la visita al set della stampa - un ritorno a Itaca con la mia visione del mondo e delle relazioni umane accresciuta da questa esperienza - e continua - Forse oggi sono un Ulisse più anziano che, per non farsi riconoscere, si camuffa ancora di più da vecchio. Un uomo che, comunque, vede le cose in modo più oggettivo, meno impulsivo, più pacificato, ma non senza passione». Dodici anni in America hanno cambiato tante cose per il regista a cominciare dal capire che «quello non è il posto dove vuoi stare davvero, ma che comunque ti dà l'opportunità di conoscere te stesso come mai ti era capitato prima».

La famiglia e le sue mille sfumature
E sulla famiglia, ancora una volta protagonista di un suo film, Muccino si sbilancia: «Il fatto è che la famiglia resta il villaggio primordiale in cui si nasce e dove poi si torna. Si fugge per non somigliare ai propri genitori e poi, alla fine, diventiamo incredibilmente come loro. C'è insomma una grande ciclicità». In «A casa tutti bene», una famiglia si trova costretta a una convivenza piena di inquietudini, tradimenti, intemperanze, voglia di riscatto e anche storie tragiche, spiega ancora il regista: «Tutti sono costretti a confrontarsi con i loro demoni e senza la possibilità di fuggire, come accade spesso – e sui suoi personali conflitti famigliari riflette - Ho elaborato in questi anni una grande pacificazione tra me e la mia esistenza» e si sbilancia anche sul luogo delle riprese, Ischia: «Mia madre è nata a Ischia e qui, da ragazzino, sono stato morso da un cane. Così per molto tempo non ci sono più tornato. La cosa bizzarra - aggiunge - è che ho saputo da mio padre, qualche giorno fa, che forse sono stato concepito proprio qui a Forio, una cosa incredibile». Ed in fine sul caso Weisten Gabriele Muccino non ha dubbi: «Non è tanto sorprendente quello che è successo, ma la forma violentissima e criminosa in cui è accaduto. Di Weinstein ce ne sono ovunque, non bisogna certo andare a Hollywood per trovarli».