11 agosto 2020
Aggiornato 06:00
Una grande mostra da non perdere

Da Raffaello a Schiele. I capolavori di Budapest a Milano

Fino al 7 febbraio a Palazzo Reale 76 tesori provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest che conserva una ricca raccolta di capolavori che vanno dal Medioevo al Novecento. Leonardo, Rembrandt, Van Gogh, Velasquez, Cezanne e molti altri

MILANO - Leonardo, Rembrandt, Parmigianino, Annibable Carracci, Van Gogh, Heintz, Schiele. E ancora: Raffaello, Tintoretto, Durer, Velasquez, Rubens, Goya, Murillo, Canaletto, Manet, Cezanne, Gauguin. Sbarca a Milano in occasione delle ultime battute di Expo la mostra «Da Raffaello a Schiele» (a Palazzo Reale fino al 7 febbraio). Un'occasione imperdibile per ammirare ben 76 straordinarie opere provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest, che conserva una ricca raccolta di capolavori che vanno dal Medioevo al Novecento. Tra le opere in mostra, la bellissima «Salomè» di Lukas Cranach il vecchio, «Giaele e Sisara» di Artemisia Gentileschi, le «Sirene» di Rodin e i «Tre pescherecci» di Monet. E ancora la «Maddalena Penitente» di El Greco, il «Paesaggio» di Lorrain, la «Coppia di sposi» di van Dyck e il «San Giacomo» di Tiepolo.

Il Rinascimento di Raffaello e Lorenzo Lotto

La mostra segue l’articolazione del grande museo ungherese offrendo così al pubblico un museo «ideale», in cui ammirare le meraviglie del Cinquecento, Seicento e Settecento passando per l'Età barocca, il Simbolismo e l'Espressionismo, giungendo fino alle Avanguardie. La prima sala dedicata all'Alto Rinascimento italiano è irraggiata dalla luminosa bellezza della «Madonna Esterhazy» di Raffaello, gioiello di armonia e purezza che torna finalmente a Milano, cui vengono confrontate le passioni di Leonardo, espresse nei disegni, come «Studio di testa per la battaglia di Anghiari», e in un memorabile bronzetto con un cavallo impennato. Accanto, di assoluta suggestione, è il dipinto mitologico di Lorenzo Lotto «Apollo dormiente e le Muse»

Tintoretto, Tiziano e gli altri della Serenissima

La seconda sala dedicata alla pittura della Serenissima celebra l'apogeo della scuola veneta nel corso del XVI Secolo. La «Cena in Emmaus» di Tintoretto, opera spettacolare e grandiosa per la coraggiosa e innovativa composizione, la luce e la stesura del colore, troneggia accanto ai tre ritratti virili dipinti da Tiziano, Veronese e Moroni. Accanto, perché storicamente collegato alla scuola veneta, è il genio solitario di El Greco, presente con due tele di fosforescente luminosità quali «Maddalena Penitente»e «San Giacomo Minore». Nella terza sala (il Rinascimento in Europa) sono messi a confronto dipinti di diverse scuole: fiamminga, italiana e soprattutto tedesca, a cavallo della Riforma luterana. La bellissima «Salomé» di Lukas Cranach il vecchio, con il suo inconfondibile fascino sensuale e insidioso, risplende accanto al «Ritratto di giovane» di Albrecht Dürer, opere che segnano il cuore dell'arte europea del primo Cinquecento.

L'umanità di Velasquez e van Dick

Con la quarta sala che narra del primo Seicento si entra nella spettacolare parte della mostra dedicata all'arte barocca. La scena ruota intorno alla realistica e umanissima «Scena di osteria» di un Velazquez ancora palesemente sotto l'influsso di Caravaggio. Importante poi il confronto ravvicinato con Rubens di cui sono esposte due opere: una grande tela ispirata alla storia romana («Muzio Scevola davanti a Lars Porsena») e un'espressiva testa di uomo barbuto a testimoniare il suo talento debordante. Qui troviamo anche van Dyck con la sua «Coppia di sposi» e la dolce «Sacra Famiglia» di Murillo.

Da Tiepolo agli Impressionisti

La sesta sala (Il Settecento) è dominata da un dipinto spettacolare: il «San Giacomo Maggiore il vittorioso» di Giambattista Tiepolo (1749-50), splendente di diffusa luminosità. La scuola veneziana, autentica dominatrice della scena artistica del Settecento europeo, è rappresentata ai massimi livelli dalle vedute di Canaletto e Bellotto. Il Simbolismo internazionale è il tema conduttore della settima sala dove sono esposti diversi protagonisti ungheresi, come Joszef Rippl-Ronai. L'ultima sala (dall'Impressionismo alle Avanguardie) raccoglie infine una serie di opere di pittura e di grafica tra il secondo Ottocento e il primo Novecento. Spiccano due tele di grande importanza storica: la «Donna con il ventaglio» di Manet e la meravigliosa «Credenza», esemplare natura morta di Cézanne. Bellissime anche le tele di Monet («Tre pescherecci»), Van Gogh («Giardino in inverno a Nuenen») e Gauguin («Maiali neri»). Uno straordinario acquarello di Egon Schiele, «Due donne che si abbracciano», carico di nervosa interiorità, conclude il percorso dell'esposizione a chiusa di cinque secoli di grandi opere.

Pisapia: "Come Palazzo Reale, anche il Museo di Budapest fu bombardato"

L’Italia è tra i Paesi più rappresentati nel museo ungherese e in questa mostra. Le grandi collezioni nazionali, ha detto il sindaco di Milano Giuliano Pisapia parlando della mostra, «nacquero anche sulla spinta dei nazionalismi europei: oggi i popoli d’Europa le custodiscono come strumenti di dialogo, di crescita e di riproposta al mondo dei grandi valori artistici e civili del nostro continente». Tra gli eventi culturali legati a Expo 2015, la rassegna realizzata dal Comune di Milano e dal Museo di Budapest è certamente tra le più intense ed emozionanti. Perfetto è anche il suo inserimento spaziale tra le collezioni di Palazzo Reale e del Museo del Novecento: «I capolavori in arrivo dall’Ungheria sembrano completare con naturalezza un percorso unitario, un autentico omaggio comune all’arte che ci rende davvero europei. Come Palazzo Reale, anche il Museo di Budapest fu bombardato durante la Seconda guerra mondiale, e subì in aggiunta il saccheggio delle truppe naziste. Tutt’altro che una coincidenza: i nemici della libertà e della pace attaccano l’arte in ogni città libera. Ma l’arte, come la libertà, rinasce ogni volta e ci riaccompagna verso quei valori che ci avvicinano a noi stessi e agli altri, per ricostruire con ostinazione la libertà di tutti».