11 dicembre 2018
Aggiornato 19:30

100% Italia, alla scoperta del Novecento in una bellissima mostra tra Torino, Biella e Vercelli

«100% Italia. Cent’anni di capolavori» è una grande mostra dedicata agli ultimi cento anni di arte italiana, dall’inizio del Novecento ai giorni nostri
Una delle opere in mostra a «100% Italia. Cent’anni di capolavori»
Una delle opere in mostra a «100% Italia. Cent’anni di capolavori» (ANSA)

TORINO - C'è l'Italia e c'è il 900, l'Europa è solo evocata. Cento anni di storia raccolti in una bellissima mostra che presenta un percorso storico che, finalmente, esalta il ruolo preminente dell’arte italiana che ha saputo segnare profondamente la creatività europea e quella mondiale. «100% Italia. Cent’anni di capolavori», ospitata tra Torino, Biella e Vercelli, è una grande mostra dedicata agli ultimi cento anni di arte italiana, dall’inizio del Novecento ai giorni nostri. Nessuna nazione europea ha saputo offrire artisti e capolavori, scuole e movimenti, manifesti e proclami artistici con la continuità del nostro Paese. In mostra si trovano collezioni solo italiane, artisti e prestatori solo italiani. «Abbiamo dato voce a un insieme di persone che lavorano per l'arte» spiega il curatore Andrea Busto in conferenza stampa al Museo Ettore Fico, una delle location dell'evento. Capolavori nascosti per scoprire a fondo artisti considerati capisaldi della cultura internazionale. Due anni di caccia al tesoro da parte degli organizzatori per portare al grande pubblico opere nascoste: un progetto diffuso sul territorio piemontese a cui hanno collaborato collezioni, archivi, fondazioni, gallerie pubbliche e private e collezionisti che insieme hanno costruito un evento unico nel suo genere. Un'idea che parte da due considerazioni, come evidenzia Busto: «Molti non sanno da dove arriva l'arte contemporanea, quindi il primo scopo è puramente didattico. Secondo: completare la conoscenza di opere nascoste ma presenti nei musei e mostrarli al pubblico».

Un viaggio segnato da tre guerre
Il Novecento è il «secolo breve» del conflitto per l'Europa. «100%Italia» non è un reportage di guerra, ma un viaggio segnato da tre grandi guerre che hanno trasformato per sempre il mondo e la sua percezione e, soprattutto, un attento resoconto della genialità italiana. L’avvio è precedente al 1915, anno in cui l’Italia entra ufficialmente in guerra, la prima «globalizzata». In quegli anni i Futuristi avrebbero voluto «bruciare i musei e le biblioteche» così da chiudere con la storia passata e identificarsi con il presente, in senso ideologico. La mostra si conclude negli anni recenti, un tempo in cui l’ideologia prende il definitivo sopravvento sulla razionalità e sulla tolleranza, attuando in concreto quelle stesse distruzioni simboliche dei Futuristi: pensiamo ai Buddha di Bamiyan rasi al suolo dai talebani, alla distruzione dei reperti archeologici del museo di Mosul ad opera dei jihadisti, al sito archeologico di Palmira.

Novecento e dintorni
La prima sezione al Museo Ettore Fico è dedicata al Novecento. «Finalmente si capisce oggi che il '900 ha interpretato quella spinta verso gli ideali classici che trovavano in Picasso un esempio» sottolinea Elena Pontiggia che ne ha curato l'allestimento. Ideali classici che non sono affatto contrapposti alle avanguardie - pensiamo a Carrà –, ma scomposizioni che animano le avanguardie devono essere affiancate da qualcosa di classico. La guerra distrugge il presente. Il Novecento è necessità di ritorno al classico, ma un classico che porta con sé un'aura di austerità: sono le ferite della guerra che esprimono un'arte drammatica. Non c'è quasi nulla di piacevole, com'era stato invece l'Impressionismo neanche mezzo secolo prima. Il rapporto con l’arte del passato, l’attenzione al mestiere, l’interesse per la figura, il primato del disegno, la costruzione di una solida volumetria sono le sue principali caratteristiche, e lo rendono una delle espressioni più alte in Italia del «Ritorno all’ordine». Proseguendo nel percorso espositivo troviamo la sezione «Corrente»: è l'espressionismo, inizialmente lirico, poi sempre più realistico, impostato sul colore, la luce e l’espressione dei drammi e delle passioni dell’esistenza. Ideali romantici, il «selvaggio», la volontà di istintività, contrapposti al classico. Bellissime le opere in mostra di Guttuso, Sassu, Manzù, Tomea. Al piano superiore del MEF il rifiuto degli artisti del figurativo, l'«Astrazione», che è l'astrattismo geometrico degli anni Trenta. Nella sala dedicata all'"Informale», infine, scopriamo opere che rimandano a morfologie primordiali, stratificazioni, frantumazioni.

La Pop Art al MEF Outside
La mostra prosegue fuori dal Museo, nel MEF Outside. Da non perdere la celebrazione della Pop Art con i suoi cartelloni pubblicitari, le notizie dei rotocalchi, le locandine cinematografiche e gli spot televisivi. Gli artisti si interrogano sul problema della riproducibilità dell’arte nell’epoca industriale, proponendo ripetizioni ossessive e accumulazioni di oggetti tramite collages e assemblages, come critica nei confronti del cambiamento di valori indotto dal mercato durante il boom economico. Esemplare in questo senso è la Scuola di Piazza del Popolo di Roma.

Dal Mastio della Cittadella a Palazzo Barolo, e poi Biella e Vercelli
Cambiando zona, ma non molto lontano, ci spostiamo all'affascinante Mastio della Cittadella, che ospita opere appartenenti alle correnti Optical, che strizzano l'occhio all'Arte Programmata e alla Cinetica, artisti che cercano l'oggettività del vedere, la misurabilità estetica, come allora teorizzavano Max Bense e Umberto Eco. E poi ancora il Minimalismo, l'Arte Povera che «reagisce» alla Pop Art recuperando elementi quali il carbone, il neon, l’acciaio, il piombo, il vetro, il ferro, lo specchio, ma anche gli alberi o addirittura gli animali. La Concettuale di Paolini e Isgrò, in cui il focus è sul processo mentale che si mette in atto per arrivare all'opera. Poco più in là, Palazzo Barolo ospita la Transavanguardia, che è necessità di un attraversamento orizzontale tra alto e basso, serio e faceto, contemporaneità e tradizione, la Nuova Figurazione tutta da scoprire e «International», dedicata alla scoperta del mondo di questi artisti italiani. In contemporanea la mostra si svolge a Biella, nei bellissimi spazi di Palazzo Gromo Losa che ospitano la sezione dedicata al Futurismo, e nel Museo del Territorio dedicato al Secondo Futurismo. L'Arca di Vercelli, invece, celebra la Metafisica, il Realismo Magico e la Neometafisica. La mostra è visitabile fino al 10 febbraio. Qui trovate tutte le info.