15 settembre 2019
Aggiornato 22:00
Festival

Venezia, Abel Ferrara svela il suo Pasolini (ucciso da ignoti)

In concorso al Festival il regista newyorchese presenta il suo discusso film dedicato all'ultima notte di Pasolini, sostenendo la tesi che ad ucciderlo siano state persone sconosciute incontrate per caso.

VENEZIA - A Venezia oggi è stato il giorno di Pasolini, del "Pasolini" di Abel Ferrara. Film in concorso, la pellicola scandaglia la notte del 2 novembre 1975 quando lo scrittore viene ucciso a Roma. Il poeta e cineasta ha solo 53 anni, ed è già il simbolo di un'arte che combatte contro il potere. In molti lo adorano, altri lo odiano, ma Pasolini irrompe nella cultura finto-borghese per scandalizzare, osare, stupire, approfondire, offrire nuove interpretazioni. Un cast d'eccezione quello voluto da Ferrara, con il magistrale Willem Dafoe nei panni del protagonista, e poi Ninetto Davoli in quelli di Epifanio, ovvero Eduardo De Filippo, Riccardo Scamarcio in quelli di Ninetto Davoli, Maria De Medeiros interpreta Laura Betti, Adriana Asti Susanna Pasolini e Furio Colombo, peraltro autore dell'ultima, celebre intervista al maestro, è Francesco Siciliano.

INTERVISTE E RICOSTRUZIONI - Dal 25 settembre nelle sale, parlato in italiano, romano (i ragazzi di vita) e, soprattutto, inglese, il film sovrappone alle ultime due interviste concesse da Pasolini (quella appunto a Colombo per «La Stampa» e l'altra a una tv francese) un immaginario desunto dal regista da alcuni capitoli del romanzo «Petrolio» e dalla sceneggiatura non trasformata di «Porno-Teo-Kolossal».

UN'INCHIESTA LETTERARIA - Sceneggiato da Massimo Braucci, il lavoro confuta la tesi del complotto sulla morte, considerandola responsabilità di alcuni balordi: «Non vogliamo trovare chi l'ha ucciso, quel che è successo quella notte è successo quella notte», ha detto in conferenza stampa Abel Ferrara. «Molte cose dette non passano un esame accurato. Noi con un film otteniamo pezzi di realtà, altri hanno fatto l'opposto. Questa non è un'inchiesta giudiziaria, bensì letteraria – ha aggiunto Braucci – e accoglie l'esito del primo processo del '76, basato sul lavoro di Faustino Durante: un buon processo, con il verdetto di 'omicidio in concorso con ignoti'».

Il merito del film? «Quello di avvicinarsi all'umanità, la verità umana di Pasolini – ha dichiarato il montatore Fabio Nunziata –. Per 40 anni si è discusso sulla sua morte, sul complotto, sull'ipotesi dei siciliani, ma tutto questo ne ha oscurato la grandezza. Viceversa, qui si racconta l'importanza della morte nella sua vita: Pasolini è un mito, una divinità moderna e solo un regista straniero come Abel poteva farlo».