19 settembre 2018
Aggiornato 09:30

Spencer al Diario Motori: «Vi racconto i segreti di Valentino Rossi e di Marquez»

Il tre volte iridato ci parla dei suoi due illustri successori: il Dottore, «bravo a tenere alta la motivazione», e Marc, «che sta portando avanti il mio lavoro»

ROMAFreddie Spencer, iniziamo con una domanda facile: che Motomondiale ti aspetti nel 2018?
Intanto devo dire che a questo punto il favorito d'obbligo è Marc Marquez: campione del mondo in carica e vincitore di quattro degli ultimi cinque titoli. Inoltre mi pare  che Honda abbia risolto alcuni dei suoi problemi come l'erogazione del motore, la potenza o l'accelerazione, e sa gestire bene l'elettronica. Nei tre test pre-campionato non è stata la moto più veloce, ma sicuramente la più costante, capace di mantenere la velocità giro dopo giro per l'intera distanza di una gara. Dunque lui è il favorito, ma sono sicuro che Andrea Dovizioso continuerà quello che ha iniziato l'anno scorso, e se la Ducati è migliorata sotto qualunque aspetto, questo sarà un ulteriore vantaggio per lui. Mi aspetto una lotta tra questi due ragazzi: Marc e Dovi.

Quindi non pensi che anche la Yamaha potrà lottare con loro?
Mi sembra in crisi. Ovviamente sarebbe bello vedere Valentino là davanti, in lotta per la vittoria e addirittura per il Mondiale. Sarebbe grandioso e porterebbe molto più interesse a questo sport. Ma mi pare che la Yamaha abbia problemi di costanza di rendimento, da una pista all'altra.

Eppure Valentino non si ritirerà. Molti si stupiscono di come riesca ancora a trovare la motivazione...
Io invece capisco bene il suo amore per le corse. Il suo tentativo alla Ducati non andò bene e questo gli ha fatto capire quanto ami essere veloce, competitivo, in lotta per vittorie e titoli. Sembra che dopo il 2011-12 sia tornato con più energia di prima, anche grazie al suo ranch. Quello è un bell'allenamento: da americano so bene quanto sia utile girare sullo sterrato. Ti insegna a far scivolare la moto e a controllarla e ti aiuta a mantenere la precisione e migliorare. Valentino ha fatto un grande lavoro nel tenere alta la sua motivazione. E ama essere Valentino. Ama correre e questo è positivo.

Hai detto che ti piacerebbe sfidare lui e gli altri grandi piloti di tutte le epoche...
Assolutamente. Spesso mi chiedono chi sia stato il più grande campione di tutti i tempi, ma io non amo questi discorsi. Questo perché i campioni di ogni epoca avevano le loro qualità, ma le varie generazioni hanno un aspetto in comune: la voglia di competere, di raggiungere il vertice. È qualcosa che tutti noi campioni abbiamo dentro, che ci ispira e che ci unisce. Mi sarebbe piaciuto, quando ero al mio massimo, sfidare Marc: due piloti Honda, due giovanissimi campioni del mondo...

Tu e Marc avete un'altra cosa in comune: avete cambiato il modo di guidare le moto.
Marc sta continuando il lavoro che iniziai io, sul modo di buttare la moto dentro le curve. In pratica entra molto veloce e, quando piega, frena e toglie trazione alla ruota posteriore. Ci vogliono grandi capacità di giudizio, di previsione e di fiducia nella reazione della moto. Osservate quello che fa: in questo modo può consentire all'anteriore di girare molto meglio. Il suo è un modo molto efficiente di percorrere le curve ad altissima velocità. Merito della sua abilità, della sua tecnica, ma anche di anni e anni di pratica. È grandioso da vedere. Quando Marc nel 2013 battè il mio record di più giovane vincitore di un Gran Premio e poi quello di più giovane vincitore di un campionato del mondo pensai di essere stato fortunato a tenere questo primato per ben trent'anni. Oggi c'è un grande campione come lui che sta continuando a spingere i limiti sempre più avanti.