19 ottobre 2019
Aggiornato 13:30

Beltramo intervista Guidotti: «Così aiutiamo Ducati a crescere»

Non solo squadra satellite: la Pramac quest'anno ha il delicato incarico di sostenere lo sviluppo della Desmosedici GP17, di cui un terzo esemplare è affidato a Danilo Petrucci. Ci spiega i dettagli del programma il team principal

JEREZ DE LA FRONTERA – Non chiamatelo (solo) team satellite. Quest'anno la Pramac è una vera e propria seconda squadra Ducati, schierata anche per agevolare la crescita tecnica della Rossa di Borgo Panigale, visto che porta in pista una Desmosedici GP17, uguale a tutti gli effetti a quella guidata da Jorge Lorenzo e Andrea Dovizioso: «Il presupposto per cui abbiamo la moto ufficiale è quello di aiutare il più possibile lo sviluppo – racconta il team principal Francesco Guidotti al nostro Paolo Beltramo – Avendo tre moto in pista, sicuramente la quantità di informazioni e di prove, ma anche la qualità, è superiore. E siamo a disposizione anche per provare qualcosa di più rischioso, perché possiamo anche fermarci. Durante i test invernali spesso è successo, ma servono anche per questo». Non è la prima volta che la scuderia toscana si assume questo onere e anche questo onore: «Già nel 2013, l'anno dopo Valentino, avevamo entrambi i piloti ufficiali, l'emergente Andrea Iannone e l'esperto Ben Spies. La nostra missione è quella di cercare giovani piloti, che vengono da altre categorie o non si sono ancora espressi in MotoGP, e dare loro il miglior supporto per emergere. Con Iannone ci è riuscito, è stato principalmente bravo lui, ora vediamo di ripeterci anche con altri». I suoi due altri, oggi, si chiamano Scott Redding e il nostro Danilo Petrucci: «Lui è partito tardi, non ha fatto il ciclo di formazione tradizionale. Ma, ultimamente, i baby fenomeni si sono calmati, perché questo motociclismo richiede una maturità superiore rispetto al passato, e secondo me questo è un bene. Lorenzo ha appena compiuto 30 anni, Dovizioso li ha passati, Zarco ha sorpreso tutti e si sta giocando la sua chance a 26... Poi i talenti verranno comunque sempre fuori da giovani, perché hanno quell'indole».