19 novembre 2019
Aggiornato 19:30

L'ex braccio destro di Todt: «Questa Ferrari mi ricorda quella di Schumacher»

Miodrag Kotur, oggi responsabile operativo del team Leopard ma per vent'anni alla Rossa al fianco dello storico manager francese, paragona la squadra di oggi con quella dei suoi tempi: «Arrivabene ha imparato la lezione di Jean»

JEREZ DE LA FRONTERA – Un bel ritorno al passato, quello che Miodrag Kotur ha potuto vivere nel Gran Premio del Bahrein. Oggi responsabile operativo del team Leopard (che oltre alla Moto3 domina anche il campionato Tcr nelle quattro ruote), in occasione della gara in cui la sua categoria condivideva il paddock con la Formula 1 ha approfittato per fare un salto nel box della Ferrari: quello in cui ha lavorato per oltre vent'anni come braccio destro di Jean Todt. «Quest'anno sono molto contento per loro e spero che continueranno così – racconta al Diario Motori – L'atmosfera è un po' diversa dagli anni che ho passato lì dentro, ma ho trovato comunque una squadra molto serena e concentrata, con una grande voglia di vincere». Chi meglio di lui per tentare un paragone tra l'era di Sebastian Vettel e quella di Michael Schumacher? «Mattia Binotto è cresciuto all'epoca di Brawn, e si vede che è cresciuto bene, ha imparato il suo lavoro e quello che deve fare. Maurizio Arrivabene è nel Mondiale di F1 da anni, è stato anche un grande dirigente della Philip Morris, quindi sa mettere le persone al loro posto, farle lavorare insieme, come ha fatto anche Todt. In comune hanno anche il passato nella Parigi-Dakar». La lezione del grande manager francese, insomma, è ancora ben presente nella Ferrari di oggi: «Todt per me è stato uno dei più grandi dirigenti di squadra – prosegue l'ex capo della logistica del Cavallino rampante – Ho lavorato con lui dal 1988 al 2009, quando poi andò alla Fia, e in questi anni ho imparato molto. Mi ha sempre insegnato che il lavoro paga, che in quel modo puoi riuscire, se credi in quello che fai. Lui ha sempre spinto ogni persona al suo massimo, fin da quando era alla Peugeot ha saputo creare un ambiente di squadra molto unito, come un esercito, che lotta fino in fondo senza mai darsi per vinta. Speriamo che quello che ha fatto lui si ripeta anche nella Ferrari di oggi. Tutti noi tifosi aspettiamo che questo Mondiale venga riportato a Maranello».