15 dicembre 2018
Aggiornato 19:00

Juventus: il caso Perin

Il portiere bianconero, poco utilizzato sinora da Allegri, non è contento e qualche dubbio si sta progressivamente instaurando in lui

Mattia Perin, prima stagione alla Juventus
Mattia Perin, prima stagione alla Juventus (ANSA)

TORINO - Dire di no alla Juventus è difficile, probabilmente impossibile, soprattutto in un’era come quella attuale in cui i bianconeri sono gli assoluti dominatori della serie A e puntano al colpo grosso anche in Coppa dei Campioni, competizione che non vincono dal 1996 ma della quale hanno già raggiunto la finale in due occasioni, pur perdendo entrambe le volte contro Barcellona e Real Madrid. Nella storia del calcio italiano qualcuno ha detto di no alla Juve, Gigi Riva negli anni settanta, Antonio Di Natale meno di dieci anni fa, tutti e due concordi nel preferire una vita ed una carriera più semplici e tranquille. Non così Mattia Perin che la scorsa estate ha accettato la corte juventina per diventare il nuovo portiere bianconero, combattendo col polacco Szczesny per il ruolo di titolare della porta dei campioni d’Italia dopo l’addio di Gianluigi Buffon.

MALUMORE - L’ex genoano sapeva di partire indietro nelle gerarchie di Massimiliano Allegri che era stato chiaro sin dall’inizio: «Voglio due portieri di egual valore», spingendo la società ad acquistare Perin ma specificando che come titolare sarebbe partito Szczesny, peraltro a Torino già da un anno. E Perin aveva accettato di buon grado la scelta, firmando con la Juventus senza pensarci più di tanto e rifiutando tutte le altre destinazioni che pure gli avrebbero garantito una titolarità praticamente certa. «Avrò le mie occasioni», si era probabilmente detto il portiere natio di Latina, occasioni che però sin qui l’estremo difensore bianconero ha visto col contagocce: una sola partita da titolare in campionato, il resto a seguire i compagni dalla panchina. Sperava in un trattamento diverso, in un un’alternanza maggiore con Szczesny che però Allegri non vuole concedere, consapevole che una rotazione troppo ampia e continua fra portieri non fa bene a nessuno.

RIPENSAMENTI? - Perin è così ora ad un bivio: sa che qualora volesse essere rimesso sul mercato avrebbe diverse offerte sul piatto, ma ha anche paura che scendere dal treno juventino alla prima fermata potrebbe essere un errore imperdonabile, perché le possibilità per lui ci potrebbero presto essere, perché ci sono le coppe e perché partecipare da protagonista (seppure part-time) all’epopea più vincente del calcio italiano è in ogni caso una soddisfazione professionale più che importante. Qualche ripensamento, è inevitabile che sia così, Perin ce l’ha, sa bene che in un’altra squadra (il Napoli o la Roma che lo hanno corteggiato in estate) sarebbe stato titolare indiscusso e si sarebbe giocato con Donnarumma anche il posto di portiere della Nazionale, anche se la fretta e l’orgoglio sono spesso consiglieri poco graditi, soprattutto nel calcio moderno, con una sessantina di partite a disposizione e la concreta possibilità di capovolgere tutto in un attimo, basti pensare alla Coppa dei Campioni 2002-2003, vinta dal Milan proprio contro la Juventus, con Abbiati e Dida protagonisti rispettivamente di semifinale e finale. Un brutto ricordo in casa juventina che potrebbe però fungere da buon auspicio per un Perin alla ricerca di un’occasione per dimostrare di poter essere davvero il portiere dei campioni d’Italia.