15 novembre 2018
Aggiornato 08:30

Doping, Magnini squalificato 4 anni: «Sentenza ridicola»

La decisione del tribunale nazionale antidoping, l'ex nuotatore: «Accanimento su di me, io come CR7: un esempio». La richiesta della procura sportiva era di otto anni di stop
Filippo Magnini
Filippo Magnini (ANSA)

ROMA - La prima sezione del Tribunale nazionale antidoping, presieduta da Adele Rando, ha inflitto a Filippo Magnini quattro anni di squalifica ed altrettanti all'altro velocista Michele Santucci per uso o tentato uso di doping (la norma 2.2 del codice Wada). Squalifica dimezzata rispetto alla richiesta della Procura Antidoping. Il due volte campione del mondo dei 100 stile libero di Montreal e Melbourne paga la frequentazione col nutrizionista Guido Porcellini, a sua volta squalificato 30 anni e a processo penale a Pesaro. Magnini e Santucci potranno ora ricorrere in appello ed in ultima istanza al Tribunale sportivo (Tas) di Losanna. Magnini, prosciolto dalla giustizia penale che aveva archiviato il caso, si è sempre professato innocente. Il nuotatore si è ritirato un anno fa. Nel corso della sua carriera non è mai risultato positivo.

Magnini: «Una sentenza ridicola, mi sento come Ronaldo»
«E' una sentenza ridicola, scritta prima del 15 ottobre, di quando sono venuto qui a parlare». E' amaro il commento di Filippo Magnini squalificato per quattro anni dalla Procura Nazionale Antidoping per uso o sospetto uso di doping. «Parliamo di un accanimento, di una forzatura. Non ci sono prove, anzi le prove dimostrano il contrario. Faremo sicuramente ricorso». Quindi Magnini fa un accostamento: «Mi rivedo molto in una frase importante e bella di Cristiano Ronaldo, accusato di stupro. Io come lui sono un esempio nello sport e nella vita: ho una bellissima famiglia, ho una ragazza che amo e mi segue in tutto, sono in salute e ho sempre avuto un sorriso per tutti, quindi sinceramente di quello che dice certa gente non mi interessa minimamente».

«Processo alle intenzioni»
Magnini parla di «un processo alle intenzioni» perché La Procura «dice di pensare che noi abbiamo pensato di fare qualcosa, anche se poi non lo abbiamo fatto». «Qualunque persona che ha un po' di cervello capisce che io non posso aver convinto una persona di trenta anni come Michele (Santucci, anche lui squalificato per quattro anni, ndr) a fare delle cose. L'entità della squalifica di 4 anni? Io mi sarei arrabbiato anche per un giorno». Una sentenza «esagerata». «Noi abbiamo più o meno 200 controlli nazionali e internazionali tutti a posto, e forse anche di più. Non dico di fare come negli altri Paesi, dove per una cosa del genere ti avrebbero dato una pacca sulla spalla, ma noi non abbiamo neanche fatto il tentativo».

«Scriverò un libro su questa vicenda»
E infine: «Voglio dare un consiglio al Coni. Pensare che al Comitato Olimpico vada bene che un procuratore, al quale è stato dato pieno potere, possa dire queste parole senza avere nessuna ripercussione, mi farebbe arrabbiare parecchio fossi in loro. Credo che scriverò un libro su questa vicenda. Agli atleti dico: 'State attenti, fate qualcosa perché io ho avuto paura'. Finché non sono morto non posso accettare una cosa del genere. Siamo solo alla virata dei cinquanta metri ed io le gare le vincevo negli ultimi dieci».