25 settembre 2018
Aggiornato 02:30

Milan: il grande paradosso e le vite parallele

Sentenza Uefa e cessione societaria sconvolgono l'ambiente rossonero. Solo la dirigenza, però, sembra non accorgersi di nulla
Marco Fassone, amministratore delegato del Milan
Marco Fassone, amministratore delegato del Milan (ANSA)

MILANO - Anche chi non capisce nulla di calcio ma vive a Milano si sta accorgendo di quanto accada in questo periodo attorno al Milan , acquistato circa un anno e mezzo fa dal misterioso uomo d'affari cinese Yonghong Li e finito ora nelle mani del fondo Elliott che allo stesso Li aveva prestato i soldi necessari per entrare nel club, senza veder rispettate le scadenze per la restituzione del debito e vedendosi ora costretto a rivendere la società al miglior offerente. Pronti ad impossessarsi del Milan sono tre magnati americani (Rocco Commisso, Stephen Ross e la famiglia Ricketts) ed un presunto mister X, forse asiatico, forse russo, non certo il proprietario del Monaco, Rybolovlev, la cui trattativa con Yonghong Li è naufragata sul nascere. In mezzo a questa baraonda difficilmente decifrabile, poi, c'è la squadra, esclusa dall'Uefa per un anno dalle coppe europee e bloccata sul fronte legato al calciomercato, perchè al momento non ci sono soldi in cassa da spendere e non c'è una proprietà che avalli le idee della dirigenza.

Binario morto

Ciò che stona, come se non bastasse quanto già raccontato, è la totale tranquillità dei dirigenti stessi, in particolare dell'amministratore delegato Marco Fassone che giusto qualche giorno fa ha parlato ai tifosi tramite il canale ufficiale della società, rassicurandoli senza però spiegare il perchè di tanto ottimismo. Fassone dice che non gli interessa da dove arrivino i soldi, ed è l'unico al mondo a cui ciò non interessi, tanto che la Uefa, come detto, ha sbattuto il Milan fuori dal suo salotto privato anche per l'inconsistenza delle garanzie di Yonghong Li circa la provenienza del danaro da investire per il Milan. Fassone dice che la società è solida, poi però il proprietario cinese non racimola i 32 milioni da restituire ad Elliott e il club passa nelle mani del fondo. Fassone dice che il Milan e Mirabelli hanno le idee chiare per la campagna acquisti, ma viene smentito dallo stesso direttore sportivo che ammette come senza cessioni i rossoneri non potranno acquistare nessuno. E poi ancora, Fassone dice che l'obiettivo del club era di tornare in Coppa dei Campioni già nella stagione terminata lo scorso maggio e che resterà quello anche nella prossima, ma il parco giocatori è rimasto lo stesso e alle viste non sembrano esserci colpi tali da scalzare almeno una fra Juventus, Napoli, Roma ed Inter (tanto per citare le prime 4 della serie A 2017-2018) dalla classifica del campionato. Al Milan, insomma, si vivono due realtà parallele che viaggiano su due binari che scorrono ma che non si incontrano mai, come da matematica deduzione: da una parte c'è la realtà di un club che naviga a vista in balia di decisioni altrui (Elliott e Uefa), dall'altra c'è l'Iperuranio di Fassone in cui tutto è bello, tutto è tranquillo, in cui lui vede la situazione del Milan chiara, limpida e florida. Beato lui.