16 gennaio 2021
Aggiornato 19:30
Calcio | Nazionale

Uefa: la parola chiave per la mazzata al Milan è «credibilità»

Smentite le prime indiscrezioni sulle effettive motivazioni della sentenza contro il club rossonero. La vera ragione è un’altra…

MILANO - Le prime indiscrezioni sulle possibili motivazione della sentenza con cui la Camera giudicante dell’Uefa ha sanzionato il Milan con un anno di squalifica dalle coppe europee si sono sciolte come neve al sole di fine giugno. Altro che irregolarità nel bilancio ’14-17, a castigare il club di via Aldo Rossi è stato ben altro. Non che l’ultimo triennio berlusconiano sia stato scevro da garbugli malefici in termini di fatturato, ma se fosse stata solo quella la motivazione un settlement agreement tipo quello assegnato a Inter e Roma sarebbe stato più che adeguato.
A pesare come un macigno sulla situazione del Milan è stata l’immagine della proprietà cinese di Yonghong Li.

Credibilità zero
Nelle oltre 30 pagine con cui l’Uefa ha spiegato le motivazioni della sentenza, la parola che ricorre con imbarazzante (per la società rossonera) è ««credibilità»». Poco credibile il proprietario senza un curriculum, una biografia, una storia imprenditoriale di rilievo; poco credibile la sua consistenza patrimoniale fatta di miniere vere o presunte di mattoncini Lego; poco credibile il piano di ricavi in Cina presentato con invidiabile faccia di bronzo dall’amministratore delegato Marco Fassone già in fase di richiesta di voluntary agreement ed educatamente rispedito al mittente dallo sconcertato board di Nyon.

Il debito con Elliott
Senza tralasciare naturalmente la spada di Damocle pendente pericolosamente sulla testa di Yonghong Li e di conseguenza con il Milan: quel debito di 303 milioni contratto con Elliott lo scorso aprile, necessario al faccendiere cinese per chiudere l’affare con Silvio Berlusconi, e adesso arrivato con gli interessi esorbitanti pattuiti allora a circa 380 milioni, da restituire irrevocabilmente entro il mese di ottobre, pena il passaggio definitivo del Milan al fondo americano di Paul Singer.
Tutto questa sfilza di elementi di poca credibilità della nuova proprietà del Milan hanno indotto l’Uefa a castigare uno dei club più prestigiosi della storia del calcio. Basterà per far capire a Yonghong Li che il suo tempo alla guida del club rossonero può considerarsi definitivamente concluso e che invece è giunto il momento di cedere a chi di soldi e credibilità ne ha per davvero? La speranza dei tifosi milanisti è solo questa.