11 dicembre 2019
Aggiornato 17:30

Dovizioso-Marquez: 3 a 0. Sempre loro, sempre all'ultima curva

Si rinnova fin dal primo GP del 2018 la sfida dello scorso Mondiale. Andrea vince: «E non sono ancora al limite». Marc sconfitto: «Ma ora andrò all'attacco»

DOHA – È passato tutto un inverno, sono cambiate le moto, è cominciata una nuova stagione. Eppure là davanti, a contendersi la vittoria, ci sono sempre loro due: Andrea Dovizioso e Marc Marquez. Più che la gara inaugurale del 2018, sembrava quasi un'appendice del campionato 2018 questo Gran Premio del Qatar, una rivincita per il Mondiale deciso solo all'ultima tappa a favore del catalano della Honda. E una rivincita lo è stata davvero, per Desmodovi: non solo perché stavolta ha trionfato lui, ma soprattutto perché, dopo tre secondi posti consecutivi, finalmente è riuscito a spezzare la maledizione di Losail. E a tagliare il traguardo per primo, sfruttando tutta la potenza della sua Desmosedici GP18 nella volata finale, decisa per appena 27 millesimi.

Rosso di sera
Anche il modo in cui si è conclusa la gara, in effetti, ha ricordato almeno un paio di episodi dell'anno scorso: i Gran Premi d'Austria e del Giappone, ad esempio. Marquez che tenta l'attacco all'interno all'ultima curva, Dovizioso che riesce a spezzare in due la traiettoria e a usare tutta l'accelerazione della sua Rossa in uscita. Il campione gli ha sferrato un cazzotto violento al suono della campana, ma il primo round è andato appannaggio dello sfidante. «Abbiamo confermato di essere più competitivi dell'anno scorso ma, come sempre, abbiamo dovuto attendere la gara per valutare il livello della concorrenza e non mi aspettavo di arrivare al traguardo con Marc – analizza con la consueta freddezza il forlivese ella Ducati – Abbiamo finito la gara all'ultima curva, come era già capitato in passato: non volevo che accadesse, ma negli ultimi quattro giri, quando mi sono ritrovato in testa, ho finito la gomma posteriore. Ho staccato un buon tempo, ma non veloce come avrei voluto, e non sono riuscito a costruirmi un vantaggio. Marc ha compiuto un'impresa irreale riuscendo a starmi dietro, ma sono contento perché ce l'ho comunque fatta a gestire l'ultima curva alla perfezione. Lui ha chiuso la porta più che in passato, così io sono dovuto passare sul cordolo interno perché non c'era abbastanza spazio, ma sono riuscito a girare la moto molto rapidamente e usare tutta la potenza della Ducati sul dritto». Il lato positivo è che Andrea non si è fatto frenare da una griglia di partenza sfavorevole, che lo vedeva scattare solo quinto, e ha mantenuto fede alla sua strategia che si è rivelata vincente. Quello negativo è che Marquez si è avvicinato un po' troppo, per essere su un terreno sulla carta sfavorevole alla sua Honda: «Sono riuscito a batterlo e questo è stato importante – ammette Dovi – Ma dobbiamo essere obiettivi: questa non era una delle sue piste migliori. Non mi aspettavo che rimanesse lì fino agli ultimi giri, quindi questo è il lato negativo. Personalmente, mi sento meglio perché la gara di oggi mi ha dimostrato che nessuno ha un limite, se lavora bene. Penso di non aver raggiunto il mio, così come Marc e Valentino». Insomma, promette l'italiano, il bello per lui e per la sua Ducati deve ancora venire.

Marquez limita i danni
Ma di rimpianti non sembra averne nemmeno Marc Marquez, che appare più contento per averle provate tutte, fino alla fine, che deluso per essere stato battuto sul filo di lana. «Se non ci avessi provato non avrei dormito stanotte – sorride il Cabroncito – L'ho tentata, non è stato possibile, ma almeno adesso potrò prendere sonno... Sembra che abbiamo iniziato la stagione come avevamo concluso la scorsa, è un deja vu. L'ultima curva con Andrea, io mi butto dentro, arrivo largo, lui si infila e vince la gara. Spero che questa situazione cambierà in futuro, ma comunque sono molto contento perché oggi si è meritato la vittoria, era più veloce di noi, ne aveva di più. Il mio obiettivo era cercare di controllarlo, perché era il più forte di tutti, e quando ha passato Zarco il mio piano era di stargli dietro, non importava dove e quando. Sono riuscito a provarci all'ultima curva, sono stato contento per questo e per questi venti punti». Insomma, essere stato sconfitto per la terza volta in zona Cesarini non brucia: «Ho perso queste battaglie all'ultima curva nei circuiti peggiori per noi: il Red Bull Ring, Motegi, qui. In questo weekend ho fatto molta fatica con la gomma davanti, eppure ho scelto comunque la dura. Mi sono preso grossi rischi nelle curve a sinistra, ma sono riuscito a gestirli durante la gara. Questa vale come una vittoria: non sono 25 punti, ma sono comunque 20 su un circuito molto difficile per noi. Se andrà così anche in futuro va bene. Sui circuiti migliori, i miei preferiti, lì andrò all'attacco». In fondo, il Mondiale è appena cominciato...