24 maggio 2022
Aggiornato 02:00
Formula 1

Vettel lo sa: «Cosa mi serve per battere Hamilton nel 2018»

Il campione tedesco della Ferrari analizza quello che gli è mancato in questa stagione: «Spero di pensare in modo un po' più saggio»

Sebastian Vettel
Sebastian Vettel Foto: Ferrari

PARIGI – Sebastian Vettel ne è convinto: basterà un pizzico di saggezza in più per permettergli di battere Lewis Hamilton nel prossimo Mondiale. Nel corso della stagione appena conclusa, infatti, sono stati soprattutto gli errori di ingenuità che ha commesso a giocare a sfavore del campione tedesco della Ferrari: la ruotata rifilata a Hamilton dietro la safety car a Baku e la difesa troppo aggressiva della posizione in partenza a Singapore, tanto per fare due esempi, gli sono costate due potenziali e preziose vittorie. E così, pur avendo mantenuto la testa della classifica per tutta la prima metà del campionato, alla fine Seb è stato costretto ad arrendersi al suo rivale numero uno, l'anglo-caraibico della Mercedes.

Scontro al vertice
Una battaglia dura, la loro, ma anche stimolante: tanto da avergli insegnato quanto sia importante mantenere il sangue freddo. «Sì, sicuramente – ha affermato Vettel a margine della presentazione della nuova Hall of fame della Federazione internazionale dell'automobile a Parigi – Non ci sono dubbi sulle sue abilità e sulla sua velocità. Va molto forte e non commette spesso errori. Jacques Villeneuve una volta disse che Michael Schumacher è stato allo stesso tempo l'avversario più tosto e il migliore contro cui ha lottato. È esattamente questa la verità: se combatti contro il migliore, questo ti porta ad un altro livello. Molte delle cose che ho fatto nel pieno dello scontro erano corrette, ma oggi spero di riuscire a pensare in modo un po' diverso, o semplicemente un po' più saggio, per poter fare meglio».

Resistenza alla pressione
Anche Hamilton condivide il punto di vista del suo rivale: la carta in più che ha saputo giocarsi nel 2017 è stata la sua maggiore capacità di reggere alla tensione. «Seb ha mostrato più nervosismo in questa stagione rispetto al passato – ha spiegato il fresco quattro volte iridato al quotidiano tedesco Stuttgarter Nachrichten – Nessuno di noi è Superman: quando è sottoposto ad un'estrema pressione, chiunque può cadere. Alcuni raggiungono quel punto prima, altri dopo. È come nel tennis: quando Federer gioca contro Nadal, si aspetta un minimo errore da parte di uno dei due, perché basta uno 0,5% per fare la differenza». Una lezione di cui però, anche secondo Lewis, farà tesoro per il futuro: «Sono convinto che ritroverà la sua forza l'anno prossimo, ma non ho paura». Quanto al campione del mondo in carica, lui invece la pressione sembra gestirla bene: «Lo avete visto a fine stagione: improvvisamente non avevo più pressione addosso e non sono andato molto bene. Questa stagione la paragono ad uno sprint dei cento metri di Usain Bolt: spesso lui parte male, ma poi recupera dopo».

I complimenti del boss
E le doti di guida che, se ce ne fosse stato ulteriore bisogno, il numero 44 ha dimostrato nel vincere il suo quarto titolo mondiale gli sono valse anche i complimenti da parte del presidente della Fia in persona, Jean Todt: «Abbiamo una grande ammirazione per ciò che ha fatto. È una combinazione di uomo, squadra e macchina: lui è riuscito a costruire la migliore e ad ottenere questi risultati, sfruttando il suo talento naturale. Per quanti anni ancora ce la farà? Non lo sappiamo. Un giorno ci si sveglia e si sente che è ora di fare qualcosa di diverso. Forse lui non lo sentirà, comunque gli auguro il meglio».