5 marzo 2021
Aggiornato 18:00
MotoGP

Il peggior Valentino Rossi di sempre: colpa sua o della Yamaha?

Escludendo il biennio nero della Ducati, il Dottore ha ottenuto il risultato più deludente della sua carriera: quinto posto nel Mondiale. C'entrano gli infortuni, ma anche una moto nata male

Valentino Rossi nel box della Yamaha
Valentino Rossi nel box della Yamaha Yamaha

ROMA – Decisamente questo non è stato l'anno del 46. Sulla ruota di Tavullia sono usciti altri due numeri: il 5 e il 7. La prima cifra è quella che segna la posizione finale in campionato di Valentino Rossi: la peggiore di tutta la sua carriera. Se si esclude il biennio nero della ducati, infatti, il Dottore era sempre salito sul podio in ogni Mondiale: eccezion fatta per il 2013, la stagione del ritorno in Yamaha, dove comunque si era attestato al quarto posto. Stavolta la medaglia di legno, invece, gliel'ha strappata proprio al photofinish il diretto rivale Dani Pedrosa, grazie alla vittoria nell'ultimo Gran Premio a Valencia. Certo, di mezzo ci si sono messi anche gli infortuni, ironia della sorte alla vigilia di entrambe le sue gare di casa: il Gran Premio del Mugello, dove si è presentato acciaccato per la caduta in allenamento al crossodromo di Cavallara, e quello di Misano, che ha dovuto addirittura saltare per la frattura di tibia e perone riportata durante un giro in enduro. Ma attribuire tutta la colpa di questa annata storta ai guai fisici del fenomeno di Tavullia sarebbe riduttivo. Lo ha riassunto lui stesso a bocce ferme: «Non sono contento, mi sono divertito solo qualche volta e ho patito troppe sofferenze tecniche». E proprio di natura tecnica, infatti, sono le difficoltà incontrate (e irrisolte) lungo tutto l'arco di questo tormentato 2017.

Frenato
La Yamaha aveva concluso la scorsa stagione (in cui comunque Vale si era laureato vicecampione del mondo) con una moto che non riusciva ad amministrare la gomma posteriore sulla distanza, ma anzi la distruggeva letteralmente negli ultimi giri. Così, proprio nella speranza di risolvere questo problema, i progettisti giapponesi della casa madre di Iwata hanno pensato bene di cambiare drasticamente rotta nel corso dell'inverno, abbandonando la solita filosofia dello sviluppo graduale e continuo in favore di un'autentica rivoluzione. E in effetti quella che si è presentata al via dell'ultimo Mondiale è stata una M1 dalle caratteristiche addirittura opposte alla precedente: inguidabile, che non voleva saperne di frenare e di curvare, ma soprattutto incapace di portare in temperatura gli pneumatici. Il nove volte iridato, dall'alto della sua esperienza, lo aveva denunciato fin dai primi test invernali, ma le prestazioni sorprendenti del suo nuovo compagno di squadra Maverick Vinales avevano in un certo senso mascherato queste criticità. È stato solo quando il circus è approdato in Europa, su piste dall'asfalto più freddo, che garantiva meno aderenza, e spesso pure con lo zampino della pioggia, che i difetti di questa moto, nata male e sviluppata peggio, sono letteralmente esplosi. La casa dei Diapason ha provato, tardivamente, a dar retta al suo pilota più vecchio, innescando un valzer di modifiche al telaio, ma ormai non c'era più nulla da fare. Il 2017 era segnato. «Dalla prima volta che ci sono salito sopra nei test mi sono trovato male – ha ammesso Rossi dopo l'ultima bandiera a scacchi – Abbiamo preso una via sbagliata e mi spiace. Siamo in notevole ritardo su elettronica, dinamica e gomme. E se mi sento meno frustrato di Vinales è solo perché sapevo fin dall’inizio che la moto non andava». Lo dimostra il fatto che questo è stato anche il peggior Mondiale della Yamaha dal 2007, con entrambi i portacolori fuori dalle prime due posizioni e dalla lotta per il titolo.

Promosso
Ed è a questo punto che subentra il secondo numero con cui abbiamo esordito: il 7, ovvero il voto che il fuoriclasse pesarese si è assegnato nei bilanci di fine anno. Consapevole di una situazione tecnica ormai compromessa, infatti, Valentino Rossi ci ha messo del suo, portando comunque la splendida vittoria nell'università del motociclismo di Assen e cinque podi. Non male, insomma, per essere una stagione da dimenticare. Tanto che le sue ambizioni di rilancio per il 2018 restano le stesse: «L'obiettivo primario rimane vincere il decimo campionato del mondo. Il secondo quello di conquistare delle gare, il terzo dei podi». Che ci possa riuscire lo si può discutere, ma che abbia una motivazione e un impegno ancora intatti, anche a 38 anni suonati, quello è fuori da ogni dubbio. Tanto che non sembra più un'ipotesi fantascientifica che alla fine del prossimo campionato, quando scadrà il suo attuale contratto, decida di continuare ancora a correre: «Dopo le prime gare parlerò con la Yamaha e vedremo. A me piacerebbe continuare, anche perché il ritiro mi spaventa». E c'è chi, come il decano dei manager Carlo Pernat, giura che Vale abbia già firmato in gran segreto il rinnovo per il 2019...